Parco Giardino Sigurtà - Valeggio sul Mincio (Verona)

   

 

La storia del Parco risale al 1417 quando il patrizio Nicolo’ Gerolamo Contarini costruisce sui terreni in vicinanza del fiume Mincio la villa “Domus Magna”. Nel 1627  la proprietà  è passata alla famiglia Guarienti. Nel 1776 la famiglia Maffei ottiene il diritto di attingere acqua dal fiume per scopi irrigui e nel 1792 fa edificare il Castelletto, dando l’origine al modello di giardino paesaggistico in stile "inglese”. Nel 1836 la proprietà passa alla famiglia Nuvoloni. Nel 1941 Carlo Sigurtà, imprenditore farmaceutico milanese, acquista la proprietà, dove nel 1978 apre il Parco Giardino al pubblico. Lo stemma della famiglia Sigurtà contiene l’albero  al centro dello stemma, il loro motto era “Laboravi Fidenter”. In 40 anni di lavoro amoroso il conte trasformò le aride colline moreniche della valle del Mincio in un  lussuoso Parco che, più tardi, è stato trasformato da Enzo Sigurtà, nipote di Carlo, in un Parco Giardino. 

 

  

Attualmente il Parco rappresenta un gioiello ecologico, un’oasi naturale di straordinaria bellezza unica al mondo.  E’ uno spettacolo naturale esteso su 600 000 mq su 7 km perimetrali con panorami  indimenticabili, tappeti erbosi e scorci pittoreschi creati da botanici  di fama internazionale:
20 km di viali, 100 km di tubature di irrigazione,  30 000 rose, 500 000 tulipani, 1 000 000 di litri  d’acqua per l’irrigazione, 300 000 visitatori all’anno. 
32 mila buxus (sculture surreali viventi), fioriture di migliaia di specie di fiori che si susseguono nelle quattro stagioni, 18 laghetti con pesci tropicali, giardini acquatici e un giardino di piante officinali, la Grotta votiva con fossili.
Durante l’anno nel Parco ci sono 5 Grandi Fioriture:  dei Tulipani (Tulip), degli Iris, delle Rose, delle Ninfee e dell’Aster tripolium. Alla fine di aprile e all’inizio di maggio lungo i viali del Parco sbocciano migliaia di Iris con tonalità che vanno dal giallo all’arancione e al viola. Tutti gli incantevoli scenari del Parco sono stati creati  con l’immaginazione di un regista, di un artista e di un fotografo, combinando  ed abbinando  i colori delle diverse specie di piante e degli alberi tra loro, creando sfumature di colori. 
Gli animali del Parco.
Incontrate le caprette tibetane nane, i daini,  gli scoiattoli. Tra gli uccelli ci sono i picchi verdi (Picus Viridis).
 
 
 
 
Camminando lungo il Viale dei Pini si arriva ai quattro Laghetti dell’Eremo e all’Eremo di Laura, costruito nel 1792 dal marchese Antonio Maffei. Notate la facciata ornata da una  finestra a due aperture divise da una colonnetta o da un pilastro, dalla quale si accede alla contemplazione della statua raffigurante la Madonna. Alla destra dell’Eremo sulla lapide in onore  e in ricordo dell’amata madre, la contessa Anna Nuvoloni Maffei, figlia del marchese Maffei  e moglie del Conte  Filippo  Nuvoloni, scrisse un bellissimo testo  che tocca i cuori e parla  dell’unicità di una persona, della complessità dell’anima e dell’amore:
 
"Tra il verde di questo recinto
Caro al meditare solinco e alla preghiera
In sulla tacita ora di vespro
Usava ogni di venire solettamente
Anna contessa Nuvoloni Maffei
Nella pace ampia di natura
E nel diffuso dei nitidi tramonti
Dando il volo ai dolci e mesti pensieri
Ai sospiri dell’anima pia
Ove colla fiamma eterna del bello
Splendeva il lume di viva fede
E riso d’immortali speranze
Quanto amor, quanti fervidi voti
Accolse questo a lei si caro tempietto….
Il pianto secreto  di quei che amati la riamarono tanto.
 
 
 
 
Il Poggio degli Imperatori
 
“Un popolo senza memoria storica è come un albero senza radici”
 
Nel punto più alto del Parco, in vicinanza del fiume, si trova un luogo di grande valenza storica di cui sulla  stele  è riportata  la scritta:
 
“Poggio degli Imperatori Francesco Giuseppe I d’Austria
 e Napoleone III (23-25 giugno 1859)”.
 
Proprio da questo punto durante la Seconda Guerra Mondiale gli Imperatori osservavano il campo della battaglia in occasione delle giornate decisive degli incontri di Solferino e di San Martino, una vera e propria carneficina che ha causato ben 40 000 vittime tra morti e feriti. La Seconda Guerra d’indipendenza (1859) si  inserisce nel processo di unificazione italiana che terminò nel 1861 con la costituzione del Regno d’Italia.  Gli ultimi due sanguinosi conflitti si tennero il 24 giungo: a Solferino i piemontesi e a San Marino i francesi sconfissero gli austriaci che ripiegavano al di là del Mincio. La sera 05 luglio l’imperatore francese decise per diversi motivi di ritirarsi dalla guerra. Senza  avvisare Cavour, Napoleone III incaricò il generale Fleury, suo aiutante in campo, di aprire i negoziati per un armistizio con Francesco Giuseppe I d’Austria. I due Imperatori si incontravano a Villafranca tra l’8 e l’11 luglio 1859, accordandosi sui preliminari della pace, che fu poi firmata a Zurigo il 10 novembre  dello stesso anno.
 
Il Belvedere  Giulietta e Romeo e la Meridiana.
 
Adiacente al Poggio panoramico si trova il Belvedere di Giulietta e Romeo, nome romantico che fu dato a due cipressi, un tempo unici alberi di questa zona.
La Meridiana  Giulietta e Romeo è  stata dedicata allo scienziato Galileo Galilei. E’ stata realizzata dall’ingegnere Dante Tognin ed è stata collaudata da parte dell’Osservatorio Astronomico di Asiago (Vi). La Meridiana  è caratterizzata  da un simbolo, un tracciato geometrico inciso elettronicamente  sul quadrante. Gli elementi che lo costituiscono sono: la circonferenza esterna (la Terra), 64 periodi (i raggi solari), 32 punti (la vita) e un cerchio luminoso  (il Sole). L’orologio ha la validità di 26'000 anni.
 
 
I Laghetti fioriti  situati in mezzo agli spaziosi  tappeti verdi  creano un’atmosfera confortevole e romantica che varia  a seconda delle stagioni: Begonie, Tagete, Salvia e Coleus all’estate, Viole del pensiero, i Nontiscordardimè, le Margherite. Nell’acqua invece affiorano le Ninfee dalle tonalità violetto, rosa, bianco e ciclamino, tra gli ibischi acquatici guizzano le carpe giapponesi koi (Cyprinus Carpio), i cui colori sono “abbinati” ai colori delle ninfee.
 
Dal Viale delle Rose, lungo 1 km, si apre una magnifica vista sul Castello Scaligero (sec.X-XIV), il quale fin adesso, malgrado la notevole distruzione avvenuta durante il terremoto  nel 1117, ha mantenuto la suggestiva imponenza della fortificazione  medioevale. All’epoca, il Castello segnava il confine tra il Sacro Impero Romano della nazione germanica  e il Marchesato di Tuscia.
 
In vicinanza si trova il Viale dei Tramonti che fiancheggia con il Campo da Tennis in erba naturale di cui l’altezza viene mantenuta a 4 mm e l’irrigazione è controllata da un sistema computerizzato con una sonda che rileva  il valore di umidità del terreno.
 
Proseguendo sul sentiero  si arriva alla Vasca delle Tartarughe californiane e a testa gialla. 
 
 
 
 
 
 
I Giardini Acquatici con i Fior di Loto – qui Nelumbium Speciosum ornamentali, Giacinti d’acqua (Eichornia crassipes), Papiri (Cyperus Papyrus), Ibischi lacustri (Hibiscus) frastagliano lo specchio d’acqua. I Fior di Loto fanno parte della famiglia delle Nymphaeaceae e sono originari dell’Africa, dell’Asia e dell’America, sono  stati protagonisti  di molte delicate narrazioni nella letteratura antica. Nell’Odissea Omero narra che Ulisse e i suoi compagni durante i loro pellegrinaggi giunsero alla terra dei Lotofagi i  cui abitanti  si cibavano del Fiore di Loto. In base alle credenze dell’epoca si pensava che avessero il potere di donare l’oblio: cosi Ulisse e i suoi seguaci, sopraffatti dalla nostalgia di casa, decisero di mangiare il fiore per non avere più ricordi.
Anfiteatro Scaligero e il Giardino delle Piante Officinali
 
Qui, al centro di questo profumatissimo angolo verde, sembra che la statua del Leone veglia sulle piante officinali che crescono dinnanzi. Nel Giardino vengono coltivate circa 40 diverse piante dalle proprietà terapeutiche. Una delle piante più antiche l’Angelica Archangelica era considerata una protezione contro le pratiche di stregoneria. Il suo nome trae origine dal’avvento del calendario cristiano ed è un riferimento al periodo di fioritura che avviene intorno all’08 maggio, allora festa dell’Arcangelo Michele.
 
La Grande Quercia e la Pietra di Giovinezza.
 
Sull’itinerario principale incontrate la Grande Quercia (Quercus Robur, fam. Fagaceae) che con i suoi   400 anni è  l’albero più antico del Parco.  Il nome latino è Quercus  Robur. Quercus deriva dal celtico e significa “bell’albero”. Carlo Sigurtà paragonava l’immensa chioma dell’albero con  la cupola di una cattedrale, sostenuta da un solo possente pilastro. La Quercia copre circa 1000 mq ed ha una perfetta armonia tra il tronco ( 6 m di circonferenza) e la chioma (120 m).
 
 
Di fronte alla Grande Quercia si trova la Pietra della Giovinezza, un grosso masso sul quale  sono state scritte le bellissime parole del poeta americano Samuel Ullman (1840-1924). Sono le parole di vita  e di speranza, della giovinezza di spirito e di cuore, - il “credo” della famiglia Sigurtà e di Albert Bruce Sabin, il medico scienziato scopritore del vaccino antipoliomielitico, amico di famiglia.
 
“La giovinezza non è un periodo della vita, è uno stato d’animo che consiste in una certa forma della volontà, in una disposizione dell’immaginazione, in una forza emotiva; nel prevalere dell’audacia sulla timidezza e della  sete dell’avventura sull’amore per le comodità. Non si invecchia  per il semplice  fatto  di aver vissuto  un certo numero di anni, ma solo quando si abbandona il proprio ideale. Se gli anni tracciano i loro solchi sul corpo, la  rinuncia all’entusiasmo  li traccia  sull’anima. La noia, il dubbio, la mancanza di sicurezza, il timore e la sfiducia sono  lunghi lunghi anni  che fanno  chinare il capo e conducono  lo spirito  alla morte. Essere giovane significa conservare a sessanta o settant’anni  l’amore del meraviglioso, lo stupore per le cose sfavillanti e per i pensieri luminosi; la sfida intrepida lanciata agli avvenimenti, il desiderio insaziabile del fanciullo per tutto ciò che è nuovo, il senso del lato piacevole e lieto dell’esistenza. Resterete giovani finché il vostro  cuore saprà ricevere. I messaggi di bellezza, di audacia, di coraggio, di grandezza e di forza che vi  giungono dalla  terra, da un uomo o dall’infinito. Quando tutte le fibre  del vostro cuore  saranno spezzate e su di esse si saranno accumulate le nevi del pessimismo e il ghiaccio del cinismo, è solo allora che diverrete vecchi e possa Iddio aver pietà della vostra anima”.
 
                                 
  
Il Castelletto
A sinistra dall’entrata nel Castelletto  sulla pietra tombale romana è scritto il Messaggio della fratellanza ispirato dal filosofo Seneca:
 
“LA TERRA E’ UN SOLO PAESE
SIAMO  ONDE DELLO STESSO MARE
FOGLIE DELLO STESSO ALBERO
FIORI DELLO STESSO GIARDINO”
 
Il Castelletto prima era adibito a “Sala d’Armi”, ma poi è diventato un posto di incontri con gli amici più cari diventando un luogo  dove si sono riuniti i ricordi della storia dell’intero giardino e  dove, su  tavole rotonde,  si sono incontrati  i nomi più noti nel mondo scientifico e letterario. La lapide all’entrata nel Castelletto ricorda  la presenza di importanti scienziati e Premi Nobel e benefattori dell’umanità: Gerhard Domark per i sulfamidici, Alexander Fleming  per la penicillina, Selman Abraham Walksman per la streptomicina, Albert Bruce Sabin per il vaccino antipoliomielitico, Konrad Zacharis Lorenz per l’etologia. Sono stati ospiti del Castelletto il Principe Carlo d’Inghilterra e l’ex primo ministro inglese Margaret Thatcher.
 
 
In vicinanza al Parco Sicurtà si trova una piccola località turistica il Borghetto caratterizzata da una Diga costruita nel 1393  per volere di Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, allo scopo di garantire l'impenetrabilità dei confini orientali del ducato. Tra i ristorantini tipici, presenti nella località, uno dei migliori è L’Antica Locanda del Mincio. Il piccolo vecchio ponte in legno decorato dai fiori estivi collega le due parti del Borghetto. 
 
 
 
 
 
 
Sotto il ponte scorre limpidissima l’acqua del Mincio. La gente seduta sulle panchine vicino al fiume osserva la natura, chiacchera. Un bambino di colore è sceso sul fiume incuriosito dalla famiglia di anatre e dei   suoi 8 piccoli. La mamma anatra ha cominciato a lamentarsi disturbata nei suoi affari famigliari. Anch’io sono scesa più vicino ai piccoli anatroccoli e ho fatto un paio di foto, riprendendo anche un Airone sulla linea di dislivello della diga.
 
 
Bibliografia:
 
Parco  Giardino Sigurtà, guida panoramica, editrice Parco Giardino Sigurtà.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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