STORIA DELL ECOLOGIA DELLA NOSTRA TERRA. IL MANIFESTO

CONVEGNO ONU, STOCCOLMA 1972 – RIO DE JANEIRO, 1992

COP 3 KYOTO, 1997 – RATIFICA DEL PROTOCOLLO KYOTO 16.02.2005

COP 15 COPENAGHEN, 2009 – COP 16 CANCUN, 2010

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Il Treno dell’Ecologia della Nostra Terra è partito negli anni 70, avendo avuto un buon bagaglio preparato negli anni precedenti… Sono già 40 anni che viaggia questo treno intorno alla nostra bellissima Terra, da una città all’altra. Forse qualcosa è stato veramente perso in questi anni. IL TEMPO. Qualcosa che qualcuno non ha voluto ascoltare, non ha voluto credere. E’ stato complesso e molto difficile questo viaggio. E forse per questo chi guidava il Grande Treno dell’Ecologia della Terra ha creato altre materie sinergiche, per aiutare a capire la serietà dei problemi, – cosi è nata l’Ecologia Economica, poi l’Ecologia Politica… Siamo arrivati questa volta in Messico, a Cancun, dove il 29 novembre 2010 si è aperto il COP 16, la Conferenza Mondiale sul Clima del Pianeta. Ma partiamo da stazione a stazione.

George Perkins Marsh era il primo ambientalista degli Stati Uniti, vissuto nel I9 secolo. Figlio di un Senatore U.S., Marsh a 8 anni ha avuto un problema con l’occhio che gli ha impedito di leggere per tanti anni. Ha sviluppato un’eccezionale memoria per informazione letta dagli altri. Ha sviluppato un amore per gli animali, le piante e la natura circostante. E’ diventato uno scienziato filologo, eccezionale organizzatore, businessman, avvocato, diplomatico. Nel 1869 Lincoln lo nomina ambasciatore degli USA in Italia dove Marsh muore nel 1882 a Vallombrosa in Toscana. Essendo un uomo abile in tanti campi, intelligente ed un grande osservatore, nel 1864 ha pubblicato un libro “Man e Nature” il cui titolo nella 1 ma versione era intitolato “Man the Distructor of Natur’s Harmonies”, ma l’editore ha preferito il titolo meno radicale. 

Nell’introduzione Marsh scriveva: “L’oggetto di questo volume è: indicare il carattere e … l’estensione delle modifiche prodotte dalle azioni dell’uomo nelle condizioni fisiche del globo dove abita; per indicare la pericolosità dell’imprudenza e la necessità di precauzione di tutto l’operato che interferisce con la spontanea disposizione del mondo inorganico e organico; per suggerire la possibilità e l’importanza di rigenerazione delle armonie distribuite, del riuso dei rifiuti e del miglioramento delle regioni esauste; e, tra l’altro, illustrare la dottrina che l’uomo rappresenta la potenza dell’ordine più alto e come nessun’altra forma del regno animali si nutre sul tavolo della generosa Natura”. Nel suo libro Marsh parlava della deforestazione, dei canali costruiti, dell’inquinamento dell’acqua, dei problemi di desertificazione del Sahara. Il mondo nel 1864 non era ben disposto ad ascoltare i suoi avvertimenti. Ma siamo disposti adesso. Non abbiamo più dubbi sul messaggio di Marsh, 146 anni dopo. (1). 

Nel 1925 un grande economista russo Nikolai D.Kondratiev (1892-1938) ha pubblicato il libro pilota “The Major Economic Cycles”. Il libro di Kondratiev è stato tradotto in inglese soltanto nel 1984. In quanto Kondratiev è stato assassinato durante le purghe di Stalin, altri economisti hanno sviluppato la sue idee. 

Joseph Schumpeter-Christofer e Freeman-Carlotta Perez descrivono cosi le onde della ciclicità delle innovazioni:

1-anni 1770–1830 – ciclo di meccanizzazione: ferro, potenza dell’acqua, tessile, commercio;

2- anni 1830-1880 – potenza di vapore, ferrovie, acciaio, cotone. 

3- anni 1880– 1930 – elettrificazione e ciclo di ingegneria: elettricità, chimica, motore a combustione interna; 

4- anni 1930 –1980 – metodo di produzione a catena: petrolchimica, elettronica, aviazione, spazio. 1927 – le emissioni di carbonio prodotte dalla combustione di combustibili fossili e dall’industria raggiungono 1 miliardo di tonnellate all’anno. 

1975 – la popolazione mondiale raggiunge 4 miliardi. Prima grande crisi del petrolio, 1973. Inizio di Global Warming. 

5- anni 1980-2010 – ciclo di informatica e comunicazione e biotecnologie: networks digitali, biotecnologie, software, tecnologie informatiche. 

1999 – la popolazione mondiale raggiunge 6 miliardi. 

2006 – le emissioni di carbonio prodotte dalla combustione di combustibili fossili e dall’industria raggiungono 8 miliardi di tonnellate all’anno. 

6 – anni 2010-futuro – ciclo di Green Economy: sostenibilità, produttività delle risorse, design sistemico, biomimicry, chimica verde, ecologia industriale, energie rinnovabili, nanotecnologie verdi. 

Sembra che l’efficienza della sesta onda ciclica innovativa in corso è di 5 volte maggiore per quanto riguarda l’uso delle risorse, rispetto alle tecnologie delle industrie che dominavano prima. (2). 

Il geologo della Columbia University Wallace Broecker fu il primo a legare la presenza di anidride carbonica nell’atmosfera alla temperatura del pianeta. Il 26 agosto 1975 egli pubblicò un articolo sulla rivista Science che predisse correttamente quale sarebbe stato il trend dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera legandola al riscaldamento che stiamo vivendo come parte del cambiamento climatico e per la prima volta ha usato il termine “riscaldamento globale”. Egli non fu il primo a prevedere che l’innalzamento del livello di CO2 nell’atmosfera avrebbe modificato i modelli climatici ma fu il primo a considerare le previsioni di CO2 legandoli al riscaldamento. Osservando dal 1940 al 1970, Broecker è giunto alla conclusione in un momento quando CO2 stava salendo, mentre le temperature calavano per decenni, ha intuito la fisica di base del problema. (3). 

Un altro scienziato di grandezza mondiale era l’accademico russo, fondatore delle scienze ambientali della terra Vladimir Vernadsky (1863-1945). Nel 1926 Vernadsky pubblicò il libro «Biosfera», che inizialmente era stato tradotto nelle lingue francese, italiana e spagnola, la versione intera inglese veniva pubblicata soltanto nel 1998. (4). 

Nella teoria originale Vladimir Vernadsky ha il primato nella suddivisione della Terra in 3 fasi di sviluppo: 

Geosfera (materia inanimata)

Biosfera (vita biologica) 

Noosfera (sfera del pensiero umano). 

Il termine Noosfera indica la “sfera del pensiero umano” e deriva dall’unione della parola greca νους (“nous”), che significa mente, e della parola sfera, in analogia con i termini “atmosfera” e “biosfera”. Il termine “noosfera” Vernadsky lo ha adottato da un suo collega matematico francese Pierre Teilhard de Chardin, con cui lavorava negli anni 20 in un laboratorio a Parigi. Il termine è stato proposto anche dal matematico francese nel 1927 E. Lerois. Per Pierre Teilhard de Chardin, la noosfera è una specie di “coscienza collettiva” degli esseri umani che scaturisce dall’interazione fra le menti umane. La noosfera si è sviluppata con l’organizzazione e l’interazione degli esseri umani, man mano che essi hanno popolato la Terra. Più l’umanità si organizza in forma di reti sociali complesse, più la noosfera acquisisce consapevolezza. La teoria della Terra elaborata da Vernadsky ha influenzato fortemente la successiva ipotesi Gaia di Lovelock e Margulis. 

Cosi come Leonardo da Vinci era avanti di tanti secoli come inventore ed ingegnere, Vernadsky era avanti nel prevedere l’importanza di studiare la Terra nel complesso delle interazioni tra Geosfera, Biosfera e Noosfera, importanza per il futuro del Pianeta della coscienza positiva. 

Il libro “Biosfera” di Vernadsky non ha avuto nessuna recensione positiva né da parte degli scienziati, né da parte dei filosofi e non é stata assolutamente considerata in Europa. Per tanti anni le idee di Vernadsky sulla biosfera e sulla noosfera venivano semplicemente taciute. Nel 1931 egli con amarezza scriveva nel suo diario: «Il regno delle mie idee è avanti». 

L’ultimo e il più sintetico libro dell’Accademico Vernadsky era la sua monografia «La composizione chimica della biosfera della terra e del suo ambiente», pubblicato soltanto nel 2001. L’autore lo ha iniziato a scrivere, quando aveva già 72 anni, ma ha cominciato a lavorare intensamente sul libro dal 1940, durante la guerra, quando viveva e lavorava in esilio, nel villaggio Borovoe in Kazakistan. Il libro è il risultato dell’intensa attività mentale di quasi 25 anni, veniva ultimato dopo la morte di Vernadsky, dal suo alunno K. Florensky. Vernadsky considerava questa monografia “Il libro della mia vita”, “il mio libro più importante”. 

L’11 marzo 1920 Vernadsky ha scritto nel suo diario: «Mi rendo chiaramente conto che sono destinato a dire all’umanità qualcosa di nuovo nella teoria della sostanza vivente che sto creando e questa è la mia vocazione, il fardello caricato su di me e che devo realizzare nella vita, come un profeta, che sente una voce dentro di sé che lo chiama ad agire. Ho sentito dentro di me il demone di Socrate. Adesso mi rendo conto che questa teoria può avere la stessa influenza del libro di Darwin”. 

La creazione della teoria della Biosfera e della Noosfera è il risultato logico di una colossale attività intellettuale durata più di un quarto di secolo. Vernadsky considerava l’attività dell’umanità come la logica tappa dello sviluppo della Biosfera ed era convinto che, il rapporto dell’uomo con la natura e le risorse, sarà più razionale e sarà indirizzato alla conservazione, alla ripresa e al miglioramento. Per il futuro stato della biosfera, modificato dall’intelletto dell’uomo, egli ha introdotto il termine Noosfera. Vernadsky è morto nel gennaio del 1945 nel villaggio Borovoe, non avendo finito il suo «principale libro della vita» e, in particolare, il capitolo della sua visione sulla Noosfera, come egli lo aveva immaginato. Questo capitolo lo hanno terminato i suoi alunni, sviluppando anche il preambolo dell’autore fino alla monografia «Il pensiero scientifico come fenomeno planetario». 

L’evoluzione della biosfera nel corso di 2 miliardi di anni ha portato alla cefalizzazione del sistema nervoso centrale (cervello) dell’uomo (il principio di Dana, professore dell’Università di Yale, 1813-1895). L’umanità rappresenta una piccola massa della sostanza del pianeta, che può essere dislocata sulla superficie del lago Boden. La potenza dell’umanità è il cervello, che sta diventando un potente fattore geologico, che cambia il volto della Terra. 

Negli anni 30 e 40 Vernadsky era considerato uno dei primi consulenti per le questioni dell’utilizzo dell’energia atomica e, come tutti i grandi scienziati, si rendeva completamente conto delle conseguenze distruttive dell’utilizzo non pacifico di questo tipo di energia. 

Nel 1945 nelle ultime righe del suo libro non finito Vernadsky ha scritto: 

«Adesso stiamo vivendo una nuova modifica geologica evoluzionistica della Biosfera. Stiamo entrando nella Noosfera. Stiamo entrando in questo nuovo processo geologico spontaneo nell’epoca della guerra mondiale, tempo terribile e distruttivo. Ma per noi è importante che gli ideali della nostra democrazia vadano in sintonia con il processo spontaneo ideologico, con le leggi della natura e corrispondano alla Noosfera. Perciò possiamo guardare con fiducia verso il nostro futuro. Il futuro è nelle nostre mani e noi non lo lasceremo.» 

Nel 1972 l’ONU ha convocato a Stoccolma un Convegno Internazionale sull’Ambiente, dove erano presenti i rappresentanti di 106 paesi. Il Convegno ha emanato che la base teorica della politica internazionale di tutela dell’ambiente avrebbe dovuto essere la teoria di Vernadsky sulla Biosfera della Terra e della sua trasformazione in Noosfera. 

Le teorie di Vernadsky della Biosfera e della Noosfera sono state prese come base del programma della seconda Conferenza internazionale sull’Ambiente – “Ordine del giorno del XXI secolo” approvato a giugno del 1992 a Rio de Janeiro. Il 9 maggio 1992 a New York è stata approvata la “Convenzione-quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici”, che viene considerato il primo trattato internazionale riferito specificamente ai cambiamenti climatici. 

Il protocollo di Kyōto, un trattato internazionale in materia ambientale, riguardante il riscaldamento globale è stato sottoscritto nella città giapponese di Kyōto l’11 dicembre 1997 da più di 160 paesi in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Il trattato è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia. 

Il 16 febbraio 2007 si è celebrato l’anniversario del secondo anno di adesione al protocollo di Kyōto, e lo stesso anno ricorre il decennale dalla sua stesura. 

I gas serra le cui emissioni dovranno essere limitate: 

– Anidride carbonica (Biossido di carbonio – CO2) 

– Metano (CH4) – Ossido di azoto (N2O) 

– Idrofluorocarburi (HFC) 

– Perfluorocarburi (PFC) 

– Esafluoro di zolfo (SF6) 

Il mondo scientifico parla di questi gas in termini di “CO2 equivalenti” con riferimento alle loro capacità climalteranti. 

Dal Rapporto della Commissione Europea: «…per combattere i cambiamenti climatici entro il 2020 è necessario: 

– abbattere il 20 per cento delle emissioni di CO2 prodotte in Europa rispetto al 1990, 

– produrre il 20 per cento di energia da fonti rinnovabili, 

– aumentare del 20 per cento l’efficienza energetica entro il 2020”. 

Per voltare pagina verso la sostenibilità globale ecologica, Meadows et all (5) hanno indicato 5 fattori fondamentali che devono essere alla base della capacità di creare un nuovo modello di sviluppo: 

immaginazione 

reti sociali 

onestà intellettuale 

apprendimento 

amore. 

Il concetto di sviluppo sostenibile viene introdotto la prima volta nel rapporto Brundtland (Our Common Future) in un documento rilasciato nel 1987 dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo (WCED). La sua definizione in breve era la seguente: 

«Lo Sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni». (WCED, 1987).

 PRINCIPALI EFFETTI ANTROPOGENICI 

DELL’ATTIVITA’ DELL’UOMO SULLA TERRA

Scioglimento dei ghiacci 

L’aumento della temperatura nell’atmosfera ha provocato l’accelerazione dello scioglimento dei ghiacci montani ed artici. 

Oceani caldi: 

gran parte del calore generato dall’effetto serra si concentra negli oceani. Questo fenomeno ha provocato un’espansione termica delle acque, contribuendo per almeno il 25 % all’innalzamento del livello dei mari negli ultimi 50 anni. Sembra che il calore serva da “propellente” per la formazione degli uragani. 

La modificazione del cicli biogeochimici dell’azoto e del fosforo. 

L’utilizzo globale dell’acqua. 

Cambiamenti dell’utilizzo del suolo. 

Effetto serra in aumento: 

sono stati prodotti 10 milioni di tonnellate di anidride carbonica, con una crescita di 4 volte superiore al 2000. 

Deforestazione: 

La crisi economica spinge milioni di persone ad abbattere alberi per avere forni per riscaldarsi, produrre prodotti derivati dal legno, nonché usa queste terre per le costruzioni e agricoltura. 

Problema dei rifiuti: 

Ogni hanno ne produciamo più di 2000 miliardi di tonnellate. Nel 2004 la Cina ha superato gli USA come massimo produttore di rifiuti del Pianeta ed entro il 2030 è destinata a generarne 500 milioni di tonnellate all’anno. 

Mediamente, in un paese ricco, ogni individuo produce 1,4 kg di spazzatura al giorno (40 tonnellate nell’arco di una vita). 

Limitare la crescita dei rifiuti, attraverso il riciclaggio e l’incenerimento con recupero di energia, ridurrebbe le emissioni di gas serra e garantirebbe benefici per la società e l’ambiente. 

Ozono:

L’ingrandimento del “buco” nello strato di ozono, che ci protegge dalle radiazioni dannose, si è arrestato nel 2007: da 29 milioni di km2 (2006), si è ridotto a 25 milioni. Ma nel 2008 ha ricominciato a crescere di nuovo. La diminuzione dell’ozono è causato dal gas, come i clorofluorocarburi usati nella refrigerazione, che restano nell’atmosfera.

La perdita di biodiversità: 

Su un totale di 44’837 specie animali conosciute, il 38 % rischia l’estinzione. La “Lista Rossa” degli esemplari in pericolo stilata nel 2008 dall’Unione Mondiale per la conservazione della natura (lucn) rivela che potrebbe scomparire uno su 4 i mammiferi, fra cui quasi la metà delle specie di primati (300 su 634). 

Uccelli – 9 990 specie descritte dalla scienza,12 % minacciate 

Rettili – 8 734 specie descritte dalla scienza, 31 % minacciate 

Anfibi – 6 347 specie descritte dalla scienza, 30 % minacciate 

Pesci – 30 700 specie descritte dalla scienza, 37 % minacciate 

Invertebrati – 1 232 384 specie descritte dalla scienza, 41 % minacciate 

Piante – 298 506 specie descritte dalla scienza, 70 % minacciate. (6). 

Impatto dell’uomo sui fenomeni geofisici. 

Il ricercatore della Schoool of Applied Science della Columbia University, Usa, Christian Klose, recentemente ha dimostrato che dal IX secolo ad oggi più di 200 terremoti con intensità da 4.5 a 7.9 gradi della scala Richter si sono verificati in seguito a lavori di geoingegneria. Molti terremoti sono avvenuti in aree dove esistono estrazioni di carbone, petrolio o gas dal sottosuolo. Grandi opere come dighe e scavi, addirittura i grattacieli possono provocare terremoti, frane ed eruzioni di fango. 

Cina, 26 maggio 2008, terremoto di 7.9 gradi/scala Richter, nella regione di Sichiaun –morivano 80.000 persone. La pressione dell’acqua dell’enorme diga di Zipingpu ha provocato il movimento della faglia lunga 300 km. 

Uzbekistan, 2007, giacimento di gas – a causa dell’estrazione e delle iniezioni di liquidi si sono alterate le caratteristiche geotettoniche che hanno causato circa 60 terremoti di piccola intensità nella regione di Basilea, Svizzera. 

Newcastle, Australia, 28 dicembre 1989: sisma di 5.6/scala Richter, causa- estrazione di carbone e acqua da una miniera sfruttata per 200 anni. 

Vajont, Pordenone, Italia, 09 ottobre 1963 – un intero versante del Monte Toc precipitò nel lago artificiale della diga, causando esondazione- le vittime furono circa 2000. 

Diga di Hoover, 1935, tra Arizona e Nevada, – durante la costruzione si sono verificati diversi sismi. 

L’ex unione Sovietica cambiò il percorso di 2 fiumi dell’Asia centrale che alimentavano il lago Aral per irrigare i campi di cotone. Il lago sparì. 

Dal pensiero negativo al pensiero positivo. 

Ai principali effetti antropici collegati con l’attività dell’uomo, aggiungerei un altro importante, il pensiero negativo, cresciuto immensamente di fronte alle difficoltà della vita. Per voltare davvero pagina verso la sostenibilità globale ecologica, occorre cambiare il pensiero da negativo a positivo e, sulla scala di valori e di azioni da 0 a 100, tra odio e amore, egoismo e altruismo, guerra e pace, inganno e sincerità, violenza e pacifismo, corruzione e onestà, lussuria e sobrietà, arroganza e semplicità, assopimento e solidarietà, inerzia e crescita dell’anima, razzismo e diritti umani, scegliere sempre la strada positiva. 

La successiva tappa importante e di grande speranza è stata la Conferenza ONU sul Clima svolta il 07-18 dicembre 2009 in Copenaghen, COP 15. Tante speranze e pochi risultati. Forse perche i politici non credevano ancora nella serietà dei problemi accumulati negli ultimi 40 anni e non c’era un piano per risolverli. E’ stato posto un problema del livello globale che tocca tutti. Forse è già bene questo e di fronte all’enormità di questo problema bisogna avere tempo per digerire ed elaborare il piano. Il tempo che non c’è. 

15 marzo 2010 presso Palazzo De Carolis, Jim Hansen, il grande climatologo, professore alla Columbia University e direttore del prestigioso Goddard institute for spaces studies (Giss) della Nasa, ha tenuto l’Aurelio Peccei Lecture 2010, organizzata dalla Fondazione Aurelio Peccei (che rappresenta il Club di Roma in Italia) e il WWF Italia, illustrando le motivazioni che dovrebbero condurre all’azione immediata ed urgente il mondo dei decisori politici. 

Hansen ritiene il riscaldamento globale una vera e propria bomba ad orologeria e chiede un impegno urgente della politica per voltare pagina ed affrontare seriamente il problema. 

Jim Hansen è impegnato nelle ricerche climatologiche dagli anni Settanta ed ha lavorato a fondo sulla paleoclimatologia, la dinamica del sistema climatico e il bilancio energetico del sistema climatico, cioè quanta energia raggiante del Sole entra nel sistema climatico della Terra e quanta ne esce. 

Alla luce delle sue ricerche e di quelle di tanti altri illustri climatologi, Hansen è giunto a ritenere un “confine planetario” che l’umanità non può oltrepassare, se non a suo rischio e pericolo, la presenza di 350 parti per milione di volume di biossido di carbonio o anidride carbonica, nella composizione chimica dell’atmosfera. 

Sappiamo bene, che nell’arco degli ultimi 800.000 anni (con dati ricavati, soprattutto attraverso l’analisi della presenza di biossido di carbonio nella composizione chimica dell’atmosfera, intrappolata nelle bolle d’aria dei ghiacci, databili alle varie epoche geologiche, grazie ai carotaggi effettuati soprattutto nel ghiaccio antartico) che la presenza di biossido di carbonio nella composizione chimica dell’atmosfera ha subito diverse fluttuazioni, riconducibili ai vari periodi di epoche glaciali ed interglaciali, ma non ha mai sorpassato le 280 parti per milione di volume (ppmv), se non in rarissime situazioni. Nel 2009 abbiamo invece raggiunto già 388 ppmv ed il grande programma internazionale di ricerche sul ciclo del carbonio (Global carbon cycle project, www.globalcarbonproject.org) documenta, ogni anno, il budget del carbonio sul nostro Pianeta, registrando l’incremento delle emissioni di carbonio dovute all’intervento umano (dalle attività di combustione dei combustibili fossili alle modifiche degli usi del suolo e alla deforestazione) e il conseguente incremento delle concentrazioni dei gas serra nella composizione chimica dell’atmosfera. 

Jim Hansen è stato uno dei 29 scienziati che hanno pubblicato l’affascinante lavoro, sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature” (7), proprio sui “confini planetari”, oltre i quali si ritiene che l’intervento umano non debba avventurarsi, pena effetti disastrosi e insospettati su tutti i nostri sistemi sociali, oltre ovviamente sugli stessi sistemi naturali che costituiscono la base del nostro benessere e delle nostre economie. 

Esiste ormai un’ampia e crescente convergenza, ufficializzata anche dall’ “Accordo di Copenaghen”, sull’indicazione di non oltrepassare i 2°C nella temperatura media della superficie terrestre, rispetto all’epoca preindustriale. Questo “guardrail” dei +2°C si basa sulla combinazione di diversi argomenti di analisi scientifica e di analisi politica (dalle proiezioni scientifiche relative agli eventuali danni che potrebbero verificarsi secondo i diversi livelli di riscaldamento globale che si potrebbero raggiungere, ai giudizi di valore sulla non accettabilità di questi impatti ecc.). 

Hansen propone quindi, insieme agli altri scienziati che hanno firmato il lavoro su “Nature”, due “confini planetari” per il sistema climatico: il già citato stop ai 350 ppmv di biossido di carbonio nella composizione chimica dell’atmosfera e il tetto massimo di + 1 watt per metro quadro, come variazione nel bilancio tra l’energia raggiante del Sole che entra nel sistema climatico e quella che ne esce. Oggi, secondo i dati sino ad ora acquisiti, siamo invece a + 1.6 watt per metro quadro. Questo vuol dire che, attualmente, l’umanità ha già sorpassato entrambi i “confini planetari” indicati dagli studiosi delle scienze del Sistema Terra, per quanto riguarda il sistema climatico. (8). 

Stewart Maginnis, direttore per l’ambiente e lo sviluppo dell’Iucn (International Union for Conservation of Nature), spiega che «Nonostante il deludente risultato della Conferenza di Copenaghen, quella di Redd-plus (Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation) è una storia di successo. Redd-plus è emerso come un ambito coerente e vasto movimento positivo per le misure di salvaguardia ambientale e sociale. Abbiamo bisogno di costruire su questo successo e firmare un patto sul Redd-plus». 

«Occorre agire ora – dice l’Iucn – senza attendere che i negoziati internazionali giungano ad una conclusione. La natura è il nostro alleato contro il cambiamento climatico. Gli ecosistemi sani possono aiutarci ad affrontare meglio gli impatti dei cambiamenti climatici e ad immagazzinare il carbonio». 

Secondo Ninni Ikkala, coordinatore per il cambiamento climatico dell’Iucn, «Deve essere adottato un quadro per l’adattamento ai cambiamenti climatici che preveda un finanziamento adeguato e riconosca il ruolo degli ecosistemi. In parallelo, dobbiamo lavorare sul campo per aumentare la resilienza delle comunità locali di fronte all’impatto dei cambiamenti climatici, anche attraverso una migliore gestione delle risorse naturali». (9). 

Oltre 250 grandi investitori internazionali, banche, assicurazioni, gestori dei fondi, hanno sottoscritto un appello in vista del vertice di Cancun per sollecitare l’adozione di azioni incisive contro i cambiamenti climatici ed evitare le conseguenze devastanti “ben più gravi dell’attuale crisi finanziaria”. Secondo questo gruppo l’emergenze clima potrebbe causare la perdita del 20 % del PIL mondiale entro il 2010. 

I dati paleoclimatici degli ultimi 65 milioni di anni suggeriscono che il pianeta era largamente libero da ghiacci con una concentrazione atmosferica di biossido di carbonio intorno ai 450 ppm, che contribuisce ad indicare come zona pericolosa quella con concentrazioni di biossido di carbonio che variano nell’ambito dai 350 ai 550 ppm. La crescita della concentrazione di biossido di carbonio oltre i 350 ppm può condurre infatti a sorpassare determinati livelli soglia che possono portare a numerosi significativi effetti come la scomparsa di larghe parti delle calotte polari.(10). 

A 5 giorni dalla COP 16 dell’ONU Framework Convention on Climat change di Cancun il Programma ONU per l’Ambiente (Unep) ha presentato il rapporto “Emissions Gap Report” che ricorda che per mantenere l’aumento medio delle temperature entro 2 ̊C nel XXI secolo, gli Stati devono ridurre le emissioni dei gas serra del 60 %. 

Le emissioni globali dovrebbero raggiungere il picco entro i prossimi 10 anni ed essere di circa 44 miliardi di t di CO2 equivalenti nel 2020, il che sarebbe coerente con la probabilità di limitare il riscaldamento a 2̊ C.Il documento Unep rivela che: “In uno scenario business as usual, le emissioni annue di gas serra potrebbero essere circa 56 miliardi di t di CO2 equivalenti entro il 2020. Attuando gli impegni stilati nell’Accordo di Copenaghen potrebbe, nel migliore dei casi, ridurre le emissioni a circa 49 miliardi t di CO2 equiv. entro il 2020, lasciando un voto di circa 5 mlrd t di C02. Nel caso dello scenario “lowest ambition”, le emissioni potrebbero essere inferiori a 53 mlrd t di CO2 equiv., lasciando un gap significativo di 9 mlrd t.” Come dimostra lo studio, è possibile colmare il gap residuo attraverso azioni nazionali. Al fine di soddisfare il target di 1.5 ̊C, le emissioni post-2020 dovranno scendere ancora più velocemente, forse 4-5 % ogni anno, e diventare negative intorno al 2050. Lo studio è stato realizzato da 30 scienziati di 25 istituti di ricerca internazionali e con la collaborazione dell’European Climat Foundation e dell’Istituto nazionale di Ecologia del Ministero dell’Ambiente del Messico. (11). 

Corrado Clini, Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente dell’Italia: “…la sfida molto complessa che riguarda il sistema energetico con l’obiettivo della riduzione dell’uso dei combustibili fossili e delle emissioni e la pericolosa intensificazione dei fenomeni atmosferici estremi”. La crisi economica potrebbe rappresentare l’occasione per indirizzare meglio gli investimenti, privilegiando quelli destinati alle energie pulite, efficienza energetica e alle nuove tecnologie. 

Mathis Wackernagel, fondatore e direttore esecutivo di Global Footprint Network: “Il cambiamento climatico non è un problema in modo isolato, ma piuttosto un sintomo di un problema più ampio: l’abuso sistematico da parte dell’umanità delle risorse limitate del pianeta. I nostri sistemi naturali possono solo generare una quantità finita di materie prime (pesci, alberi, piante, ecc) e di assorbire una quantità limitata di rifiuti (come emissioni di C02). (12). 

Sono stati tanti i preparativi quest’anno prima della Conferenza COP 16 a Cancun: in Bonn, in Cina. Il 22 novembre in Messico si sono riuniti 138 sindaci di 43 paesi e di tutti i continenti del mondo e hanno firmato il “Mexico City Pact” (13): 

“Considerando che oggi la metà della popolazione del pianeta vive nelle città e che, secondo l’International Energy Agency, nel 2006 hanno utilizzato fino al 67% dell’energia e prodotto più del 70% di tutte le emissioni di CO2 e che, con l’urbanizzazione incessante e la crescita urbana, si stima che nel 2030 il consumo di energia nelle città aumenterà al 73 % del totale mondiale e le emissioni di CO2 al 76 %; 

Riconoscendo che le città giocano un ruolo strategico nella lotta contro i cambiamenti climatici perché sono dei centri di innovazione economica, politica e culturale e… perché gestiscono grandi quantità di risorse pubbliche, di infrastrutture, dei fondi di investimento e del sapere; 

Invitando più città ed autorità locali a lanciarsi senza perdere tempo nell’azione o a raddoppiare gli sforzi in materia di clima, tanto nei Paese in via di sviluppo che nei Paesi sviluppati; … 

I sindaci riuniti alla vigilia della COP 16, si sono impegnati ad eseguire 10 punti del testo del Patto e lo presenteranno durante la Conferenza COP 16 a Cancun. 

Vernadsky considerava ogni persona umana unica sulla terra e nel 1945 scriveva: “La personalità umana è un preziosissimo e grandissimo valore esistente nel nostro pianeta. Essa non appare accidentalmente, e una volta sparita, non può essere ricostruita interamente … La migliore memoria di quelli che ci hanno lasciato è l’esecuzione di ciò che era stato da loro programmato da altri, chi tiene alla loro memoria». 

Astrofisico ticinese Roberto Trotta, ricercatore all’Imperial College di Londra, durante una conferenza sulla materia ed energia oscura, tenuta il 29 luglio 2009 ad Ascona sul Monte di Verità in Svizzera presso il Centro Stefano Franscini: 

“La geometria dell’Universo su larga scala è piatta. Se è cosi, la densità del cosmo ha un valore preciso e quel valore si giustifica solo se c’è il 5 % di materia visibile, il 25 % di materia oscura e il 70 % di energia oscura. I fisici teorici, per capire quell’ultima, stanno perfino considerando spiegazioni antropiche. Sembrano nell’Universo le leggi di natura e le costanti fisiche fatte in modo da essere adeguate all’evoluzione di entità biologiche complesse. Sembra tutto fatto su misura per noi. …La cosmologia sta attraversando una transizione epocale. Per quattro secoli la scienza ha cercato di scoprire le leggi della natura. Ora ci troviamo a porci domande più difficili. Perché le leggi della natura sono quelle e non altre? Perché proprio quelle costanti e non altre?”. (14) 

Il Treno dell’Ecologia della Nostra Terra è arrivato a Cancun dove il 29 novembre 2010 si è aperta la Conferenza dell’ONU sul Clima la quale si chiuderà il 10 dicembre. Il Treno di Speranza, il Treno della Vita. Ogni Paese porterà nel suo bagaglio proposte, speranze, voglia di cambiamenti, ma anche paure e insicurezze, prima di prendere una strada nuova. Abbiamo una casa sola, il nostro Pianeta, e tocca a noi, tutti insieme, indipendentemente dal colore, origine e classe sociale, lasciarla bella, sana e fiorente alle future generazioni, come l’hanno lasciato a noi i nostri antenati.

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29 novembre 2010 

Tatiana Mikhaevitch 

Ph.D. in Biologia 

Bibliografia: 

1. John H. Lienhard, George Perkins Marsh, www.uh.edu/engines/epi595.htm

2. Ernst Von Weizsacker, Karlson Charlie Hargroves, Michael H.Smith, Cheryl Desha, Peter Stasinopoulos, Factor Five:Transforming the Global Economy through 80 % Increase in Resource Productivity. Earthscan, London, 2009. 

3. www.giornaletismo.com, 26.08.2010. 

4. Vernadsky Vladimir, “La composizione chimica della biosfera della terra e del suo ambiente», Mosca, Nauka, 2001, 376 pp. 

5. dati GEO dell’UNEP. 

6. Meadows D. H., Meadows D. L., Randers J., 2004 – Limits to Growth . The 30-Year Update – Chelsea Green Publishing Company (ed .it. – I nuovi limiti dello sviluppo – Mondadori). 

7. Rockstrom J. et al., “A Safe Operating Space for Humanity”, Nature, vol,461; September 2009; 472-475). 

8. www.greenreport.it, 12 .03.2010, Gianfranco Bologna. Confini planetari e gw: Hansen a Roma per chiedere ai politici di agire. 

9. www.greenreport.it, 01.06.2010. A Bonn aria di crisi per i negoziati sul clima.

10. Corriere della Sera, 22.11.2010. 

11. www.greenreport.it, 24.11.2010. Unep: almeno 5 gigatonnellate di CO2 di troppo per restare sotto i 2 ̊C di aumento delle temperature. 

12. www.greenreport.it, 26.11.2010. Cancun. Come possiamo vincere. 

13. www.greenreport.it, 22.11.2010. I sindaci fanno il Patto di Città del Messico: azioni climatiche misurabili, comunicabili e verificabili. 

14. Il Corriere del Ticino, 30.07.2009.


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