• Biodiversità, capitale naturale

    CONTENUTO

    1. DICHIARAZIONE DEI 40 NOTI BIOLOGI DEL 2016

    2. VALUTAZIONE DEL PATRIMONIO NATURALE MONDIALE UNESCO.

         RAPPORTI  WWF SULLA BIODIVERSITA’

    3.  2.5 % DELLE SPESE MILITARI ANNUALI MONDIALI PER PROTEGGERE PARCHI TERRESTRI ED AREE PROTETTE MARINE

    4.  ITALIA. COMMISSIONE PER IL CAPITALE NATURALE

    5.  UNIONE MONDIALE PER LA CONSERVAZIONE DELLA NATURA (IUCN): RED LIST

    6.  SPECIE –ICONE IN ESTINZIONE

          6.1. Elefanti.

          6.2. Ecosafari di elefanti. Bracconaggio

          6.3. 17a Conferenza on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora (CITES).

                Commercio di avorio. Chiusura di commercio di avorio nel 2017

          6.4. Rinoceronte. Commercio dei corni

          6.5. Panda gigante

           6.6. Scimpanzè

           6.7. Tigre

           6.8. Leopardo delle nevi

    7.  IMPATTO DEI FATTORI ECOLOGICI

         7.1. Recessione ecologica

         7.2. Rapporto WWF 2015 “Biodiversità” e cambiamenti climatici

         7.3. Riduzione dimensioni

         7.4. Impatto della temperatura. Eventi climatici estremi

         7.5. Impatto dei pesticidi

         7.6. Impatto dei metalli pesanti

         7.7. Rapporto ZSL-IUCN 2012. 1/5 degli Invertebrati in via di estinzione

         7.8. Specie aliene in Italia

    8.  MERCATO ILLEGALE DI FAUNA SELVATICA.

        CRIMINI CONTRO AMBIENTE.

         8.1. Rapporto “Indice del pianeta vivente 2015”

         8.2. Piano d’azione della Commissione del Parlamento Europeo. SOCTA 2017 dell’EUROPOLL

         8.3. RAPPORTO UNEP-INTERPOL 2016 “CRESCITA’ DEI CRIMINI  CONTRO AMBIENTE”

         8.4. Delitti contro fauna e flora in Italia

         8.5. ECOREATI IN ITALIA. INTRODUZIONE NEL CODICE PENALE.

     

    1. DICHIARAZIONE DEL 2016 DEI 40 NOTI BIOLOGI

    Nel 2016 più di 40 noti biologi hanno pubblicato in BioSciences una dichiarazioneSaving the World’s Terrestrial Megafauna”, dove hanno chiesto una strategia a livello mondiale,un piano globale per evitare l’impensabile: l’estinzione delle specie di mammiferi più grandi del mondo, citando tra le minacce che potrebbero portare a questa estinzione di massa la caccia illegale, la deforestazione, la perdita di habitat, l’espansione dell’agricoltura, dell’allevamento del bestiame nelle aree protette e la crescita delle popolazioni umane.

    William Ripple,Professore di EcologiadellaOregon State University ha scritto nella dichiarazione:

    Più guardo le tendenze che affrontano i più grandi mammiferi terrestri del mondo, e più sono preoccupato. Potremmo perdere questi animali proprio mentre la scienza sta scoprendo quanto siano importanti per gli ecosistemi e per i servizi che forniscono alle persone”.

    Secondo la Lista Rossa dell’IUCN, sono minacciate di estinzione circa il58% delle specie dei grandi mammiferi carnivori e il 60% dei grandi mammiferi erbivori.

    Elizabeth Bennett, un’altra delle autrici dello studio, Vice-Presidente dellaWildlife Conservation Society (WCS), sottolinea che “Forse la più grande minaccia per molte specie è la caccia mirata, causata dalla richiesta di carne, di parti del corpo per le medicine e gli ornamenti tradizionali. Solo un enorme impegno da parte della comunità internazionale fermerà questa distruzione dilagante di tante popolazioni animali”.

    Secondo il Rapporto Living Planet Report del WWF in collaborazione con ZSL(Zoological Society of London) del 2016, dal 1970 al 2012LPIglobale(l’indice del Pianeta Vivente, Living Planet Index) mostra un calo del 58 % delle popolazioni dei vertebrati.

    L’indice LPI terrestre mostra che le popolazioni sono diminuite del 38 % tra il 1970 e il 2012.

    L’indice LPI di acqua dolce mostra che le popolazioni monitorate per gli ecosistemi di acqua dolce sono diminuite del 81 % tra il 1970 e il 2012.

    L’indice LPI marino mostra un calo del 36 % tra il 1970 e il 2012. 

    Leggere tutto l’articolo: 08.01.2017_Biodiversità_55 pp


  • Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi

    Tatiana Mikhaevitch

    Contenuto:

    1.Direttiva della Commissione Europea. Convenzione Aarhus. Ritardi, infrazione UE.

    2.Lunga storia della “sistemazione” dei rifiuti radioattivi in Italia

    3.Caso di Scanzano Jonico

    4.Carta CNAPI dei siti e preoccupazione di Sardegna e Sicilia

    5.Enti responsabili, enti di controllo (ISPRA, SO.G.I.N.S.p.A,ISIN, Osservatorio Nazionaleper la chiusura del ciclo nucleare)

    6.Criteri per la localizzazione del Deposito Nazionale in superficie per rifiuti di bassa e media attività

    7.Progetto del Deposito Nazionale in superficie. Quantità di scorie radioattive di bassa e media attività

    8.Rifiuti nucleari di alta attività di 3a categoria. Problemi con la creazione del Deposito Geologico profondo

    9.Posizione del Ministero dell’Ambiente

    Bibliografia

    1.Direttiva della Commissione Europea. Convenzione Aarhus. Ritardi, infrazione UE

    L’Italia è obbligata a pronunciare un sito di stoccaggio permanente dei rifiuti atomici, sancito dalla Direttiva Europea 2011/70 Euratom, che impone ad ogni Stato membro la realizzazione di un deposito in grado di ospitare in sicurezza il combustibile nucleare esaurito e i rifiuti radioattivi, anche derivanti dagli impieghi medicali, di ricerca e industriali.

    Oggi tutti i Paesi europei riconoscono il diritto dei cittadini a partecipare ai processi decisionali, grazie alla Convenzione di Åarhus sull’accesso all’informazione, la partecipazione pubblica alle decisioni e l’accesso alla giustizia in materia ambientale.

    La Convenzione è stata sottoscritta sotto l’egida dellUNECE (United Nations Economic Commission for Europe) nel 1998 ed è entrata in vigore nel 2001.

    L’Italia ha ratificato la Convenzione con la legge n. 108 del 2001.

    Il 25.01.2012 le associazioni ambientaliste Wwf, Greenpeace e Legambiente hanno inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti una lettera sull’articolo 24 del decreto liberalizzazioni, relativo allo smantellamento degli impianti nucleari e allo smaltimento dei rifiuti radioattivi, che modifica e semplifica le modalità di attuazione con deroghe sulle normative ambientali e urbanistiche, precisando che l’Italia deve risolvere il problema delle scorie prodotte con la filiera nucleare del passato, ma lo deve fare in modo trasparente, partecipato e democratico.

    Lettera firmata da Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Stefano Leoni, presidente del WWF Italia“.

    L’Italia è in ritardo nel rendere pubblica la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI), da cui si arriverà alla localizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi.

    Leggere tutto l’articolo: 10-09-2016_deposito-nazionale-dei-rifiuti-radioattivi-25-pp


  • Eredità nucleare dell Italia

    Mappa eredita nucleare italia

    Tatiana Mikhaevitch

    Content

    1.Eredità nucleare dell’Italia

       Regione Piemonte:                  

      1.1. Saluggia (VC) impianto EUREX di ENEA*, SORIN Srl e deposito Avogadro, CEMEX e deposito D2*

      1.2. Trino (VC), ex centrale nucleare

      1.3. Bosco Marengo (AL), FN Spa

      1.4. Politecnico di Torino

      1.5. Controlsonic Srl, deposito, Tortona (AL)

      Regione Lombardia:

      1.6. Gammatom (CO), Guanzate, deposito

      1.7. ADG srl, Bregnano, deposito

      1.8. ISPRA (VA), reattori Ispra1 e Essor, deposito E 39.2, laboratori Perla, Ethel, deposito rifiuti

      1.9. Campoverde Srl, Milano, deposito

      1.10. CESNEF (MI), reattore

      1.11.LENA (PV), reattore

      Regione Friuli-Venezia-Giulia:

      1.12. CRAD (UD), deposito

      Regione Veneto:

      1.13. INFN – SM1 (PD), Legnaro, reattore

      Regione Emilia-Romagna:

      1.14. Caorso (PC), ex centrale nucleare

      1.15. Montecuccolino (BO), reattore RB3

      1.16. PROTEX (Forli), deposito

      Regione Toscana:

      1.17. CISAM (PI), S.Pietro a Grado, reattore

      Regione Lazio:

      1.18. Latina (LT), Borgo Sabotino, ex centrale nucleare

      1.19.Casaccia (RM), Nucleco, impianto trattamento, deposito

      1.20. Casaccia (RM), ENEA, impianto di Plutonio, OPEC, TRIGA, TAPIRO

      Regione Molise:

      1.21. Ex C.A.N.R.C., deposito in provincia di Campobasso

      Regione Campania:

      1.22.Garigliano (CE), Sessa Aurunca, ex centrale nucleare

      Regione Puglia:

      1.23. Ex Cemerad (MT), Taranto, deposito

      Regione  Basilicata:

      1.24. Centro di ricerca ENEA-Trisaia (MT), ITREC di Rotondella

      Regione Sicilia:

      1.25. Sicurad (PA), reattore AGN

    2. Rischio di disseminazione del materiale radioattivo in Italia.

         2.1.  Rottami metallici e discariche

         2.2.  Treni – traffico del materiale nucleare

     *Gestione di dismissione da parte della SOGIN

     *Operatori privati con depositi dei rifiuti radioattivi

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  • Dolomiti – Atolli fossili, Patrimonio UNESCO

    Posted on by admin

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    Monte Catinaccio visto da Ciampedie 2’000 m

    Tatiana Mikhaevitch

     Contenuto

    1. Dolomiti, Atolli Fossili

    2.Monti Dolomiti, Patrimonio UNESCO

    3.Ghiacciai delle Alpi Dolomitiche

    4.Val di Fassa

    Bibliografia

    Val di Fassa

    La Val di Fassa (Fascia in ladino, e Fassatal in tedesco) è una delle principali valli dolomitiche ed è situata nel  Trentino nord-orientale.

    Costituita da 7 comuni, è attraversata per intero dal torrente  Avisio, un affluente di sinistra del fiume  Adige. La valle è circondata da alcuni dei più importanti massicci delle  Dolomiti, i Monti Pallidi:

    la Marmolada, il Gruppo del Sella, il Gruppo del Sassolungo, il Gruppo del Catinaccio, da montagne a litologia non dolomitica quali il Buffaure e i Monzoni.

    Il Trentino è tra le aree italiane in assoluto più ricche di specie mineralogiche. Secondo fonte www.mindat.org, nel 2014 in Italia contavano 355 specie mineralogiche.

    È l’unica valle trentina, insieme alle Valli di Gardena e Badia in Alto Adige, alla Valle di Livinallongo, dove tuttora si parla la  lingua ladina (il ladino dolomitico).

    L’Istituto Culturale Ladino é presente in Val di Fassa nella cittadina Vigo di Fassa.

    Abbiamo alloggiato nell’Albergo “Rizzi” a Pera di Fassa, piccola frazione della cittadina Pozza di Fassa. L’albergo è stato scelto via internet per caso, considerando la sua antica facciata e la posizione strategica.

    Poi ho saputo che l’albergo era la prima osteria costruita a Pera di Fassa.

    Albergo “Rizzi”, che tempo fa fu un deposito di sale per tutta la valle, deve il suo nome al grande masso precipitato a valle, accanto alla successiva Strada delle Dolomiti. L’albergo fu una delle prime strutture ricettive della Valle che tra i suoi ospiti ha avuto diversi viaggiatori dell’Ottocento, famosi pionieri dell’alpinismo e personaggi illustri, come i reali del Belgio e Enrico Fermi.

    L’hotel è adornato dall’affresco “San Cristoforo con Bambino”, uno dei più antichi della Valle (1687) ed un grande crocifisso in legno con ai piedi due santi.

    All’interno l’albergo ha molti arredi d’epoca, stufe e dipinti antichi.

    La sala da pranzo è stata addobbata a sinistra e a destra da 2 affreschi del 1901 del pittore locale Franzeleto Bernard  “Allegoria del bere e del mangiare”.     

    Nei soffitti dei piani superiori incorniciati a stucco ci sono gli affreschi  “Madonna immacolata”.

    Adesso l’Albergo “Rizzi” è governato dalla giovane imprenditrice Veronika Rizzi, ma la storia dell’edificio nasce nel Seicento…

    In quel periodo l’edificio apparteneva alla famiglia Bernard, poi passò ai de Mauriz di Vigo e nel Settecento ai Nicolauf detti de Salin di Campitello.

    La storia dell’edificio è collegata con il nome di Antonio Rizzi (1776-1848), una delle figure più importanti nella storia dell’Ottocento in Valle di Fassa.

    Nel 1808-09 Antonio Rizzi costruisce a Vigo di Fassa l’osteria “Corona d’oro”. Nel 1828 compra all’asta l’osteria de Salin di Pera (Albergo “Rizzi”), per il suo figlio maggiore. Solo nel 1834 Giovanni Battista Rizzi apre l’osteria.

    Nell’Ottocento la Valle di Fassa attirava l’attenzione di molti naturalisti, mineralogisti, geologi e botanici che trovavano alloggi nei primi alberghi.

    La Valle di Fassa è collegata con il nome del famoso geologo tedesco, studioso di vulcanesimo e dei fossili, Christian Leopold von Buch (1774-1853) che considerava la valle la chiave di lettura per la geologia alpina”. …

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  • Le conseguenze della catastrofe di Chernobyl sulla scala globale

    FotookTania La Palestra

    Spesso passano mesi senza voler scrivere…

    Ma il pensiero va e il cervello elabora, paragona, analizza…

    Cosi possono passare settimane, mesi finche un giorno preciso arriva un “trigger”, si trovano le associazioni, si costruisce il tessuto letterario e, non si sa il perché, arrivano anche le memorie dal passato.

     Passato, presente, futuro.

    In queste tre dimensioni il pensiero viaggia sempre, finché un giorno si costruisce un racconto. Ma sempre sullo stesso argomento. Solo in un’ottica diversa…

    Contenuto

    1.La Palestra

    2.La contaminazione radioattiva del globo dopo la catastrofe di Chernobyl

    3.Stima dell’emissione primaria del fallout radioattivo

    4.Le conseguenze ecologiche della contaminazione in Europa

    5.Le conseguenze sulla salute umana in Europa:

    morbilità, peggioramento di salute, disabilità, accelerazione di invecchiamento, aberrazioni del DNA,

    mutazioni genetiche, sindrome di Down, problemi al sistema nervoso,

    malattie e morbilità oncologiche, cancro della tiroide,

    leucemia e mortalità infantile,

    aumento degli aborti spontanei dopo Chernobyl

    6.Le conseguenze della catastrofe sull’ambiente in Europa:

    l’aria, i sistemi acquatici, il suolo

    6.1.L’impatto sulla FLORA: radiomorfosi, cambiamenti genetici

    6.2.L’impatto sulla FAUNA:

    6.2.1.Gli ungulati e i roditori

    6.2.2.Gli uccelli

    6.2.3.Le mucche

    6.2.4.I pesci

    6.2.5.Il miele e il plankton

    6.2.6.Le anomalie di riproduzione

    6.2.7.Cambiamenti genetici, morfologici ed ematologici

    7.L’impatto della radioattività sulla biota di microorganismi

    8.La contaminazione delle derrate alimentari in Europa dopo il fallout

    9.Il monitoraggio dei radionuclidi incorporati nel corpo

    10.La rimozione dei radionuclidi assorbiti dal corpo

    11.Radioprotezione. Misure per ogni giorno

    12.Le conseguenze della catastrofe su scala globale

    13.Il ri-fallout radioattivo a causa degli incendi nella zona di Chernobyl

    14.La densità di popolazione intorno alle centrali nucleari in Europa  

    15.L’Atlante della contaminazione in Europa da fallout di Chernobyl:

    le rilevazioni in Francia e in Italia

    16.La contaminazione residua da radionuclidi delle derrate alimentari in  

           Europa

    Leggere tutto l’articolo: 10.01.2016_La palestra_IT_87 pp


  • Il restauro dell Organo

    FotookTania Il 15 settembre, l’ultimo giorno della vacanza di 1 settimana è stato passato in macchina – 160 km andata e 160 indietro – a Torino – per prendere e portare a N. la suora Santina e la sua collega. Siamo partiti alle 8.30 e dopo 2 ore eravamo già a Torino. 10 minuti per passare tra le bancarelle del mercato marocchino e finalmente siamo a Cottolengo. Le suore sono già pronte – le piccole borse da viaggio sono chiuse e aspettano sul tavolo per essere caricate in macchina. Ci abbracciamo all’incontro, facciamo le domande veloci “come va” – sono passati sei mesi dal nostro ultimo incontro. Saliamo al 2do piano per bere il caffe – nella mensa è già tutto pronto per il pranzo dei preti. Sui tavoli messi a carré ci sono le posate per circa 40 persone. Bevo il caffè e come sempre velocemente guardo cosa c’è da leggere, prendo qualcosa. Le suore, conoscendo già la mia abitudine di leggere, mi propongono alcune riviste. Si vede la loro impazienza – anche loro hanno le vacanze, anche se brevi, solo una settimana, carichiamo le borse in macchina e partiamo.
    La suora Santina è la sorella del patrigno di mio marito, Walter. Ha 84 anni.

    Da quando la conosco, sono già più di 15 anni, lei non cambia. Piccola di statura, indossa l’abito nero delle suore, sul petto ha una croce grande. Sotto un cappellino nero si vedono i capelli grigi accuratamente sistemati. Dietro gli occhiali ci sono occhi grandi, neri e sempre un po’ sorpresi, con sguardo buono. Qualche volta Santina mi sembra ricordare una piccola bambina che semplicemente ha tanti anni. Ogni volta al nostro arrivo lei ci regala qualcosa fatto con le sue mani – o un pizzo centrotavola, o piccole presine fatte all’ uncinetto. Questa volta abbiamo ricevuto in regalo delle piccole presine e abbiamo deciso di tenerle per la nostra nuova casa.
    Per leggere tutto l’articolo: 05.01.2015_Restauro dell Organo_ IT_26 pp


  • Ciao Plumatella o Bryozoan Reef and Coral Reef

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    BryozoaCORALLIUM RUBRUM

    Colonia dei Briozoi Plumatella fungosa               Colonia del Corallo Corallium rubrum

    FotookTania

    Contenuto:

    1.Bryozoa. Non sono Delfini, Stelle o Ricci marini… Ma sono molto simili ai Coralli.

    2.Il Phylum Bryozoa. Lo sviluppo massiccio delle colonie dei Briozoi nelle acque riscaldate della Centrale  Idroelettrica di Beloozersk, Bielorussia. Dieta dei Briozoi, “Impacchettatori” delle alghe blu-verdi.

    3.Briozoi nella Repubblica Bielorussia.

    4.Crescita e respirazione dei Briozoi. “Sbiancamento” del Bryozoan Reef a temperature oltre  33ºC.                                  

    5.Riproduzione dei Briozoi. Statoblasti – “navi extratterrestri” e formazioni criptobiotiche. Coltivazione dei Briozoi in laboratorio.

    6.Struttura di popolazione delle colonie dei Briozoi durante l’anno nel sistema della Centrale Idroelettrica di Beloozersk.

    7.Il flusso di materia e di energia nella catena di cianobatteri –sedimentatori – microfagi.                                                                        

    8.Il problema di biofouling. Danni dei Briozoi ai sistemi di approvvigionamento dell’acqua. Briozoi – indicatori di qualità delleacque ed accumulatori dei metalli pesanti.

    9.Bryozoan Reef – “tappeti – filtratori” e meraviglioso Micromondo di Biodiversità. Ruolo pratico dei Briozoi e barriere artificiali.

    10.Coral Reef – “tappeti – filtratori” e meraviglioso Micromondo di Biodiversità. Specie in estinzione. Allarme mondiale.

    11.CONCLUSIONE. Inno ai Briozoi e ai suoi “associati”

    1.     Briozoi. Non sono Delfini, Stelle o Ricci marini… Ma sono molto simili ai Coralli.

    Ho aperto la mia dissertazione, Ph.D. in Idrobiologia, 173 pagine con la bibliografia, diventate gialle dopo 25 anni…5 anni di lavoro in laboratorio e sul campo, esperimenti, grafici, calcoli, bibliografia…

    Dopo la scuola per un periodo di 17 anni ho fatto l’università, poi Ph.D., uno dei più alti titoli della Russia, che attesta il livello di istruzione, e in questo tratto temporale ho avuto anche un figlio. Poi gli anni bui della “perestrojka”, non solo, per la maggiore parte il “nero” era dovuto al disastro di Chernobyl. Il passaggio disastroso dal “sovietismo” al “capitalismo”. Ma chi ha detto che il 2do era meglio del 1mo?

    Poi, nel 1997, – il mio passaggio nel “capitalismo”. Ho portato con me tutto quello che ho scritto, pubblicato fino a quel momento, pure la collezione. Tanti piani. Speravo che l’Ecologia  potesse davvero interessare l’Italia, soprattutto dopo il disastro di Chernobyl… Esperienza disastrosa. 18 anni di sopravvivenza. Si potrebbe scrivere il Manuale di Distruzione. Il motto principale dell’ultimo tratto di 18 anni: “Che cos’è l’Ecologia? Si può spalmare sul pezzo di pane e mangiare?” No. Non si può spalmare. Ma anche nel “periodo sovietico” non si poteva spalmare….   A questo punto mi viene il dubbio sulla superiorità del capitalismo sul socialismo. Arroganza di un sistema che privatizza tutto quello sul quale si può fare soldi, senza pensare alle conseguenze quali i rifiuti, l’inquinamento, lo sfruttamento dei beni comuni come l’acqua, il suolo, l’aria, che non hanno un padrone… Mercatizzando spesso  le tecnologie che hanno impatto distruttivo sull’ambiente, come il nucleare, OGM, pesticidi ecc.

    Sto leggendo gli scritti di G.Nebbia di storia dell’ambiente, uno dei più grandi in Italia in campo ecologico, di formazione chimica. E pensare che il profeta del solare ancora più di 100 fa era il chimico Giacomo Ciamician, di origine armena, e prima di lui il fisico italiano Antonio Pacinotti che nel 1863 aveva pubblicato le sue osservazioni sull’effetto fotovoltaico e termoelettrico in cui suggerì l’applicazione per la produzione di elettricità dal Sole. Invece il mondo si è imbattuto nell’energia nucleare.

    Nel 1983 l’Istituto di Zoologia dell’Accademia delle Scienze di Bielorussia dove lavoravo mi ha proposto 2 temi per il Ph.D: “L’influenza dei radionuclidi della Centrale Nucleare di Ignalina sulla fauna di invertebrati” e “La caratteristica energetica ed ecologica dei Briozoi nel bacino della Centrale Idroelettrica a Beloozersk”. Non solo perché ero vicino al villaggio dove ancora viveva la mia vecchia nonna, ma anche perché non volevo occuparmi di una fonte cosi pericolosa come l’energia nucleare, avendo prima letto la letteratura di base, ho scelto il 2do tema. Avrei scelto anche adesso questa direzione.

    Il Phylum Bryozoa era studiato pochissimo. Non avendo tante applicazioni pratiche e non essendo un gruppo di animali di importanza strategica, ho dovuto inventare interesse e scavare in profondità. I Briozoi non erano delfini, stelle o ricci marini.

    Ma ho scoperto che erano molto simili ai coralli…

    Briozoi sono per la maggior parte organismi marini e ci sono pochi studiosi che si occupano di questi animali coloniali. Dovevo occuparmi dei Briozoi di acqua dolce. Mi sono iscritta all’Associazione Internazionale dei Briozoologi (IBA) e ho conosciuto il gruppo di scienziati che studiava i Briozoi marini a Mosca, all’Istituto Paleontologico. Alla fine mi sono innamorata di questi animali e ho scoperto tanta somiglianza con i coralli. Il Ph.D. era il mio libro bianco che dovevo scrivere curando il mio Reef personale.

     Il 27 maggio 2015, l’Associazione dei Briozoologi IBA ha festeggiato 50 anni dalla sua fondazione, a Stoccolma nel 1965. In occasione di questo evento, tutti i 250 membri attuali dell’Associazione hanno ricevuto gli auguri dal Presidente, con il logo di Golden Lophophore, simbolo dell’Associazione IBA.

    Per leggere tutto l’articolo: 09.08.2015_Ciao Plumatella o Bryozoa Reef_Coral Reef_IT_43 pp


  • Il Leopardo Pantera pardus orientalis, specie in estinzione. Il Parco Nazionale della Russia “La Terra del Leopardo”, a 3 anni dalla fondazione.

    «Nella natura tutto pensato ed organizzato in modo saggio, ognuno deve fare il suo mestiere, e in questa saggezza – la giustizia suprema della vita.»  Leonardo da Vinci                                                                                            

    Leopardo foto G.Jusin.jpg

    Foto di Gennadij Jusin “Preserviamo il leopardo insieme!”

    FotookTania  Contenuto:

    1. Il gatto selvatico di rara bellezza è in estinzione
    2. Biologia del leopardo Pantera pardus orientalis Schlegel, 1857
    3. Fondazione del Parco Nazionale della Russia «La Terra del Leopardo»
    4. FOTOMONITORAGGIO
    5. VIDEOMONITORAGGIOprogetto unico
    6. Sistema dei «Passaporti» per i leopardi. «Preserviamo il leopardo insieme!»
    7. Censimento dei cuccioli di leopardo sulla Terra di Leopardo
    8. Sulle impronte del Gatti Selvaggi. Il censimento dello Stato della tigre e del leopardo
    9. Monitoraggio genetico
    10. Collaborazione transfrontaliera. Il salvataggio degli sterminati
    11. Rischio di malattia del leopardo dell’Estremo Oriente
    12. BRACCONAGGIO
    13. Lavoro scientifico e collaborazione internazionale
    14. Dottrina Ecologica della Russia. Rotta verso 2025. Progetto «Territori Naturali della Russia sotto la Protezione Speciale» (ООPTR) e strategia di conservazione del leopardo dell’Estremo Oriente
    15. Parco Nazionale «La Terra del Leopardo» tra interessi scientifici, tutela dell’ambiente e del turismo
    16. Film sui leopardi, unico reality-show selvatico. «Famiglia a macchie», la reale storia della famiglia del leopardo.
    17. INDOTTRINAMENTO ECOLOGICO                                                                                                                                            17.1. «Un giorno della vita del leopardo dell’Estremo Oriente»                                                                                            17.2.  Il volontariato «TUA IMPRONTA»                                                                                                                                    
    18. Buon Compleanno, “Terra del Leopardo!”                                                                                                            

     

    1.   Il gatto selvatico di rara bellezza è in estinzione

    Alla fine di febbraio ho letto la notizia sul censimento del leopardo dell’Amur che abita nell’Estremo Oriente della Russia. Dal censimento risultava che la popolazione ha raggiunto 57 leopardi. Ho pensato: siamo abituati a suonare le campane quando è già quasi tardi… Solo 57 animali… Ho sfogliato le foto pubblicate. Ho letto tutto l’articolo e poi di nuovo ho rivisto le foto.

    Questo animale mi ha impressionato. Magico ed affascinante felino.

    Adoro i gatti e ne ho 2 in casa – uno nero, maschio grosso di 7 anni e una terribile, piccola femmina di 12 che lo tiene sempre in riga. Abbiamo preso la gatta in un gattile. Aveva 6 mesi, è stata abbandonata d’inverno in un cimitero…

    Sono dovuti non meno di 5 anni per cominciare a fidarsi di noi. Non si fidava di nessuno. Ci dispiaceva che la gatta stesse in casa da sola e gli abbiamo preso un gattino. Per fare compagnia. E’ arrivato uno scricciolo nero di 1 mese. 3 giorni di soffiate e dimostrazioni. Poi dopo lo ha cominciato a leccare e fare da mamma. Lo scricciolo è cresciuto e diventato un bel gattone di 8 chili. Lei è rimasta di 3 chili, ma malgrado le dimensioni comanda sempre lei.

    Adesso sappiamo leggere i loro affetti verso di noi, ringraziamenti, richieste di giocare, mangiare, fare le passeggiate. Sembra che ci capiamo solo di sguardi e movimenti. Sono animali di totale autonomia, hanno bisogno solo da mangiare perché sono domestici. Poi arriva il “ringraziamento” felino: passando vicino, toccano con la coda la gamba – questo è il loro “Grazie per la cena!”.

    Sono socievoli e diplomatici. Conoscono tutti i membri della famiglia, amici e quando in casa c’è più gente, devono assolutamente dimostrare il loro affetto in modo diplomatico. Quando arriviamo a casa, la prima cosa che facciamo – li salutiamo. Sentono la macchina da lontano e sono già sotto la porta, 4 zampe per due, 4 occhi che ti guardano e chiedono: “Come andata la giornata? Sei felice?”.

    Dopo la cena si mettono vicino, lei sulle gambe, lui sul divano, ad una strategica distanza l’uno dall’altro, ma tutte e due vicino a noi. E noi cominciamo ad accarezzare questi morbidi peluche, subito partono le fusa – è la sintonia domestica.

    Appunto, domestica. Sappiamo che la vita di un leopardo in natura è molto difficile: procurare il cibo, cacciare i nemici, anche quelli a 2 gambe…Com’è possibile che un animale cosi bello è stato ridotto a soli 57 esemplari?

    Guardavo le foto del leopardo e mi veniva voglia di accarezzare il suo bellissimo mantello, toccare le sue grosse zampe. Gli occhi sembravano quelli dei miei gatti: curiosi, prudenti, intelligenti. Sembrava un gatto, come il mio gatto più grande, solo che questo gatto era più grande di 10 volte. E’ un felino di rara bellezza estetica, animale nobile, forte, glorioso. Nel 2011 le campane suonavano la sua quasi totale sparizione nella regione Primorski nell’Estremo Oriente della Russia. Sparizione dovuta a noi, Genere Umano. E’ giunta l’ora che il Genere Umano si mostra nobile e aiuta a salvare il suo fratello minore, il Leopardo dell’Amur.

    Leggi tutto l’articolo: 30.05.2015_TERRA DEL LEOPARDO IT 41 pp


  • Basi militari in Italia

    Il Tempio di Zeus Agrigento Sicilia

    Il Tempio di Zeus, la Valle dei Templi, Agrigento, Sicilia

    FotookTania

    1. Regione Friuli Venezia Giulia
    1.1. Base militare di Aviano
    1.2. Poligono militare “Cellina-Meduna”
    2. Sardegna, l’isola più militarizzata d’Europa
    2.1. Poligono di Quirra
    2.2. Base TEULADA – aeroporto DECIMOMANNU – il Poligono CAPO FRASCA
    2.3. Vittime militari
    La Sindrome Balcani-Quirra nel Poligono Interforze Salto di Quirra (P.I.S.Q.)
    2.4. Polo industriale Cagliari – Sarroch – Pula – Teulada
    2.5. Base a Santo Stefano sull’isola dell’Arcipelago della Maddalena, Cronistoria di un crimine: 1972-2008
    3. Sicilia
    3.1. Base militare di Sigonella, “Triangolo della morte” Lentini – Carlentini – Francofonte, provincia di Siracusa.
    3.2. Poligono di tiro Drasy o Riserva Naturale Punta Bianca?
    4. Porti navali in Italia dove vengono ospitati unità navali a propulsione nucleare.
    4.1. Polo Augusta-Melilli-Priolo
    5. SICUREZZA DEI PORTI
    6. Impatto delle basi e servitù militari sui sistemi naturali e salute.

    Il Paradiso è in vendita…
    Costa solo 50’000 euro…
    Sardegna… Terra fino a 60 anni fa incantata: mare di colore turchese, acqua limpidissima, terra da pascolo…
    60 anni fa, dal 1 luglio 1956, francesi, svizzeri, russi, tedeschi, israeliani, cinesi, libici e altri ancora hanno scelto questo luogo, 12’700 ettari di terreno messo “gentilmente” a disposizione di chi voglia sperimentare “armi nuove”.
    E’ il Poligono Interforze di Salto di Quirra. Armi che disperdono nell’aria elementi tossici e nano-particelle poi assorbite dai terreni del pascolo.
    Il Poligono che ha diffuso, diffonde e diffonderà ancora morte fra gli abitanti di una costa meravigliosa e fino a pochi decenni fa totalmente incontaminata.
    Il costo di una singola sessione di test si aggira intorno ai 50’000 euro.
    Un paradiso terrestre ferito, violentato dall’idiozia umana.
    Se ne parla in Materia Oscura, il documentario di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti presentato al Festival di Berlino nel 2013.
    L’unica voce narrante del film è quella rubata a una radio che svela il ritrovamento di “veleni” radioattivi nelle ossa dei pastori sardi disseppelliti un paio d’anni fa.
    Anche il paradiso è in vendita.
    E la Materia Oscura forse è qualcosa che sta dentro di certi uomini. (1).

    Ci sono circa 113, le basi militari in Italia, solo quelle conosciute.

    Per leggere tutto l’articolo: 16.01.2015 POLIGONI ITALIA IT_65 pp.