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  • La Riserva Val di Mello

    Lago alpino, Riserva naturale Val di Mello (SO), Italia

    Contenuto:

    1.Il Gigiat, il Guardiano delle Alpi. Viaggio di Alice nella Valle incantata

    2.La Val Màsino e le sue valli laterali. Orografia -Sentiero Roma

    3.La Val di Mello“piccola Yosemite”.

    4.Bouldering e sassismo nella Val di Mello.

    5.Impatto dell’attività antropogenica sulla Val di Mello. Progetto di costruzione della centrale idroelettrica.

    6.ZPS IT 2040601 “Bagni di Masino – Pizzo Badile – Val di Mello – Val Torrone – Piano di Preda Rossa”. Geologia – Ghiacciai – Acqua – Flora – Fauna – Ittiofauna – Avifauna

    SUMMARY

    Una leggenda narra che la Val Masino, la Val di Mello e tutte le Alpi vengono custodite da un gigantesco animale dalle sembianze umane – un incrocio fra un Caprone ed uno Stambecco – il Gigiat.

    La Val di Mello è stata riconosciuta in tutto il mondo per le sue straordinarie qualità paesaggistiche. 400’000 persone ogni anno si fermano in Val di Mello, persone che la amano e che da questa incantata Valle traggono il senso di bellezza.

    Il meraviglioso Giardino delle Alpi, chiamato anche “Perla delle Alpi Retiche”, la Valle incantata per i suoi torrenti e i suoi corsi d’acqua color smeraldo, per la sua ricca biodiversità, si trova a soli 120 km da Milano.

    Il Pizzo Badile, il Pizzo Cengalo, i Monti Pioda e Disgrazia adornano l’arena della Val di Mello, che su una piana di circa 1’000 m raccoglie numerose valli secondarie che scendendo dall’alta quota di 3-3’500 m, portano con se veloci e rumorosi torrenti, creando infine il torrente Mello.

    Nel 1937 la parete nord-est del Pizzo Badile scalò Riccardo Cassin.

    Molto prima, nel 1862 Monte Disgrazia vinse E. S. Kennedy

    Walter Bonatti, scalatore lombardo che ha scalato sia nelle Alpi che fuori Europa, una volta ebbe modo di osservare: “Nelle grandi occasioni si puntava verso la Val Masino: era l’università, lì ci si laureava alpinisti”.

    L’aspetto più caratteristico di tutta la Valle di Mello e delle sue valli laterali era l’enorme estensione di pareti rocciose lisce. Così nel 1973 grazie a queste alte placche di granito, che garantivano una fantastica aderenza alle rocce, inizia l’esplorazione dell’arrampicata nella Val di Mello.

    Nel 2004 grazie alla presenza di blocchi massicci di granito qua è nato il movimento dell’arrampicata Melloblocco, meglio noto come bouldering o sassismo.

    Sono stati gli scalatori a spendersi in prima fila perché il loro “terreno di gioco” venisse preservato.

    Si sono accorti che la fragile natura della Val di Mello era esposta a troppi attacchi per potersi difendere da sola: il rischio sovraffollamento, il desiderio di arrivare con le auto fin dove si può, un malinteso desiderio di sicurezza che porta alla costruzione di opere di protezione più invasive, la necessità atavica di sfruttare le risorse naturali del luogo.

    I peggiori danni però li poteva fare proprio questa necessità atavica di sfruttare le risorse naturali della Val di Mello.

    Nel 1948 l’ENEL progetta la costruzione di una diga nella Val di Preda Rossa. La diga dovrebbe essere rifornita d’acqua con un canale di gronda che collega tutti i torrenti della Val di Mello. Contro questo piano si schiera il Professor Saraceno, a quel tempo fu il Vice Presidente di ENEL, che spesso passava le vacanze in Val Masino:”queste povere popolazioni hanno solo roccia, prati ed acqua; sarebbe un delitto umano e ambientale prosciugare tutte le cascate della Valle”.

    La Val di Mello si è salvata negli anni 60 dalle captazioni dell’ENEL, dalle speculazioni edilizie, dalle cave, dalle strade, dalle cementificazioni…

    In seguito fin dal 1995 la Società Elettrica Radici, poi GeoGreen Spa, presenta alla Regione Lombardia il progetto di una centrale idroelettrica incassata nella roccia che prevedeva opere di captazione dell’acqua in più punti da tutti i torrenti della Val di Mello.

    All’inizio degli anni 2000 gli interessi di dare un servizio “più pratico”, rispetto alle sole bellezze della Valle, quali le torrenti, le cascate che scivolano a valle, i prati verdi, i boschi con mirtilli, more e lamponi, si sono di nuovo scontrati fortemente con i cittadini che hanno voluto che la Valle rimanesse selvatica.

    I cittadini civili ritenevano un’assurdità paesaggistica ed ambientale l’aggressione all’ambiente della Val di Mello con l’ipotesi di captazione idroelettrica dei torrenti. Ritenevano che questo fosse un progetto folle dal punto di vista ambientale, paesaggistico, turistico e storico. Chiedevano che la Val di Mello restasse integra perché costituisce un ambiente assolutamente unico ed irripetibile nelle Alpi italiane, per lasciare alle future generazioni l’ultimo meraviglioso giardino delle Alpi.  

    Contro il progetto di captazione delle acque, folle esempio di masochistica idiozia italiana, nel 2004 sono state raccolte 6’000 firme solo in una settimana, trovando l’appoggio di TUTTE le forze politiche, i più importanti quotidiani nazionali hanno scritto su questo tema, è stato trovato il sostegno dei più noti alpinisti del mondo, di gran parte degli amministratori locali…  

    Nel 2006 però il Tribunale Superiore delle Acque ha dato il via libera alla GeoGreen S.p.A per proseguire con il suo progetto di captazione di TUTTI i torrenti della Val di Mello e con la costruzione di 2 grandi centrali idroelettriche.

    E’ stato creato il Comitato di Difesa della Val di Mello per combattere perché questa Piccola Valle rimanga un luogo incantato per tutti e per le prossime generazioni. Salvare la Val di Mello è stata una questione di “buon senso”, un dovere di ogni cittadino, riteneva il Comitato di Difesa della Val di Mello.  

    Infine il progetto di captazione dell’acqua dai torrenti è stato bocciato dalla Regione Lombardia a causa delle carenze di tipo geologico, in primo luogo, oltre al fatto che la Val Di Mello ha un’elevata vocazione naturalistica.

    Proprio nel 2006 la Val di Mello è diventata parte della Zona di Protezione Speciale (ZPS) targata NATURA 2000.

    La Riserva Naturale Val di Mello è stata fortemente voluta dalla comunità degli “arrampicatori” che per più di 30 anni hanno vigilato perché la stupenda Valle mantenesse inalterato il suo grande fascino:

    30 anni di battaglie per impedire l’apertura di nuove cave, di strade carrozzabili, di folli captazioni che avrebbero incubato le sue bellissime acque azzurre.
    30 anni per convincere le amministrazioni del valore ambientale, turistico e monumentale di questa piccola area di montagna.
    30 anni di auto-disciplina perché le pareti non fossero trasformate in un parco gioco.

    30 anni di battaglie finché il 20.11.2006 la Delibera della Giunta Regionale ha istituito la Zona di Protezione Speciale, la ZPS IT 2040601 “Bagni di Masino – Pizzo Badile – Val di Mello – Val Torrone – Piano di Preda Rossa” che comprende 3 valli principali: la Valle dei Bagni, la Val di Mello e la Valle di Preda Rossa.

    In Lombardia sono istituiti i 242 Siti NATURA 2000. Solo nella provincia di Sondrio sono state istituite 41 SIC (Sito di Importanza Comunitaria) e 11 ZPS per un totale di 3’212 km.

    La Riserva Naturale “Val di Mello” è stata istituita con Deliberazione del Consiglio Regionale della Lombardia il 27 gennaio 2009, creando così l’area protetta più vasta della  Lombardia.

    Il territorio di ZPS ha un’estensione di 9’643 ha in quota da 940 a 3’620 m s.l.m. Il sito risulta pregiato grazie alla presenza di rocce granitiche, acque superficiali di buona qualità e di alta percentuale di biodiversità. Il suo scopo è la tutela delle caratteristiche naturali e paesaggistiche, la protezione e la conservazione integrale della natura, della flora e della fauna.

    Sul territorio della ZPS sono presenti c.a. 40 ghiacciai, che corrispondono alle principali cime. Tra quelli più grandi si evidenziano il Ghiacciaio di Preda Rossa, il Ghiacciaio del Disgrazia, il Ghiacciaio del Forno.

    Sul territorio ZPS sono state riconosciute 647 specie vegetali. Entrando in Val di Mello si incontrano i boschi di faggio, abete bianco, abete rosso, pino silvestre, l’ontano verde, l’ontano bianco, pino mugo, betulla, sorbo.

    Tra gli Ungulati il Camoscio è la specie più numerosa, presente anche Stambecco, assieme al Capriolo e al Cervo che all’estate può arrivare oltre 2’000 m. Si incontrano la Marmotta e la Lepre bianca, la Martora, la Faina, il Moscardino, l’Ermellino, lo Scoiattolo. Nella ZPS abitano 3 specie di Carnivori: Volpe, Donnola e Tasso.

    Nella Riserva abita l’Orso.

    L’Atlante dei Mammiferi della Lombardia riporta la presenza certa di 7 specie di Insettivori. Sono inoltre citate 7 specie di Roditori, 14 specie di Chirotteri, come pipistrelli, 3 specie di Sauri e 6 di Serpenti.

    Nei torrenti Masino e Mello l’ittiofauna è costituita dalla Trota fario, Trota marmorata e la Trota iridea.

    Tra gli uccelli migratori abituali nel sito ZPS sono presenti 49 specie. Tra 10 specie nidificanti e sedentarie sono presenti Galliformi (4 specie), gli Strigiformi (3 specie), i Falconiformi (1 specie), i Caradriformi (1 specie) e i Piciformi (1 specie).

    Tra gli uccelli più spettacolari sono presenti il Francolino di monte, la Coturnice, la Pernice bianca, il Gallo forcello (Fagiano di monte) fino a 2’000 m, con diverse “arene di canto”, dove i maschi effettuano parate e combattimenti durante il periodo degli amori tra aprile e maggio.

    Tra i Rapaci sono presentil’Acquila reale, la Poiana, il Falco, il Pecchiaiolo, l’Astore, lo Sparviere, il Gheppio, il Gipeto (avvoltoio reintrodotto di recente sulle Alpi). Tra i Rapaci notturni nelle valli abitano la Civetta capogrosso, la Civetta nana, il Piviere tortolino (caradriforme).

    Il delicato ecosistema della Val di Mello, di enorme valore ecologico e paesaggistico, è arricchito dalla secolare presenza dell’uomo che ha saputo viverla in perfetto equilibrio con la natura. Da decenni la Val di Mello è Patrimonio non solo per chi ci abita, per chi si arrampica, per tutti i cittadini della Lombardia, che qui trovano un polmone verde unico per la sua spettacolare bellezza ed è giusto che la Riserva diventi PATRIMONIO MONDIALE DELL’UNESCO.

    Leggere tutto l’articolo:

    07.11.2020

    Dr.Tatiana Mikhaevitch, Ph.D. in Ecology, Academy of Sciences of Belarus, Member of the Italian Ecological Society (S.IT.E.), Member of the International Bryozoological Society (I.B.A.), Member of the International Society of Doctors for the Environment (I.S.D.E.), info@plumatella.it, tatianamikhaevitch@gmail.com


  • Tallinn, Parco Kadriorg e l’inquinamento dell’ambiente in Estonia nel passato

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    1. Tallinn, Parco Kadriorg
    2. Museo Etnografico di Tallinn LA ROCCA AL MARE
    3. Parchi nazionali in Estonia
    4. Inquinamento dell’ambiente in Estonia nel passato
    4.1. Sillamae Metal and Chemical Production Plant (Silmet).
    4.2. Ex base militare a Paldiski
    4.3. Deposito delle scorie a Tammiku e Saku, l’impianto di Dvigatel.
    4.4. Trasporto illegale del materiale radioattivo.
    5. Piano Nazionale per la tutela dell’Ambiente in Estonia

    1. Tallinn, Parco Kadriorg
    Questa estate 2014 ho visitato i paesi Baltici, partendo dalla mia patria, Minsk, per Vilnius, Riga e Tallinn. Durante gli spostamenti in treno o in bus, lungo il viaggio cercavo di ricordare quando sono stata in queste città l’ultima volta. A Minsk – 7 anni fa, a Vilnius e Riga – molto prima e parecchie volte, per partecipare alle conferenze scientifiche o per passare un weekend.
    Tallinn è stata la mia prima città estera, dove sono andata da sola, in treno, a 15 anni. I miei genitori mi hanno accompagnato alla stazione la sera e al mattino ero alla stazione di Tallinn,dove mi venne a prendere l’amico di mia madre con la famiglia.
    L’Estonia per noi bielorussi era come se fosse l’estero: tante chiese, molto diverse da quelle ortodosse, con altissimi campanili, e nelle chiese usavano altissimi candelabri con le candele aromatizzate. Il compagno di scuola di mia madre in Siberia faceva il capitano di una nave di lunga corsa. Sua figlia aveva 1 anno piu’ di me, abbiamo fatto subito amicizia e lei mi portava dappertutto per vedere la città alta e la città bassa. Una volta siamo andati a vedere il film, vietato agli adolescenti minori di 16 anni – era il “Fanfan la Tulipe”, con Gina Lollobridgida … Poi l’amico di mia madre mi ha fatto visitare la sua enorme nave di 300 metri. La cosa che mi ha toccato di più a Tallinn – è il rispetto dei cittadini per la natura e i parchi. Andavamo nel Parco Kadriorg a divertirci con gli scoiattoli – erano tantissimi nel parco e non avevano paura delle persone: salivano sulla mano e preferivano cioccolatini alle caramelle.
    Quindi, arrivati a Tallinn tantissimi anni dopo il mio primo viaggio, una volta visti la città, le chiese e i musei, siamo andati al Parco Kadriorg.

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  • Isola Madre. Riserva Naturale del Sacro Monte di Orta, Patrimonio Unesco

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    “Scesero a Gallarate e fui lieto di restar solo. Avevo il giornale ma non lo leggevo perché non volevo leggere cose sulla guerra. Stavo andando a dimenticare  la guerra. Avevo fatto la pace separata. Mi sentivo maledettamente solo e fui lieto quando il treno arrivo’ a Stresa.”
    Ernest Hemingway, “Addio alle armi”.

    “Che cosa pensi della guerra, sinceramente?” chiesi.
    “Penso che è stupida”. 

    Ernest Hemingway, “Addio alle armi”.

    Mappa_Sacro_Monte  Il ripristino e la valorizzazione del prezioso patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico dei territori italiani risultano fondamentali a fronte della necessità di salvaguardare e tutelare per le future generazioni paesaggi ed ecosistemi unici. Non agire in quest’ottica e aspettare ancora comporterà danni rilevanti, costi e investimenti futuri sempre più onerosi.

    Contenuto:

    1. L’isola Madre.

    2. L’isola Bella.

    3. L’isola dei Pescatori.

    4. La Rocca Borromeo di Angera.

    5. Il Monte Mottarone e il Parco Naturale irrealizzato del Mottarone.

    6. Stresa e settimane internazionali di musica.

    7. Pallanza, Istituto di Idrobiologia e Giardini Botanici.

    8. Villa Crespi.

    9. Lago d’Orta e inquinamento da metalli pesanti.

    10. L’isola di San Giulio e le sue leggende.

    11. Villaggio Orta di San Giulio.

    12. Riserva Naturale del Sacro Monte di Orta, dedicata a San Francesco d’Assisi, Patrone dell’Ecologia.

    13. La strega d’Orta e il primo repertorio ornitologico, 1622

    14. Riserva Naturale del Sacro Monte, piccolo paradiso terrestre, Patrimonio UNESCO dal 2003 e riflessioni sull’inquinamento della natura.

    15. Bibliografia.

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  • Il Parco Marmitte dei Giganti della Valchiavenna, Italia

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                                         Via dell’unità tra Cielo, Terra e Uomo.

                                                                                              Prosperità e povertà dipendono dal

                                                                                              destino, mentre il bene e il male sono

                                                                                              una scelta dell’uomo.

                                                                                              Yamamoto Tsunetomo, samurai giapponese

    0045  Era un’estate piovosa del 1963. Federico, un’uomo di mezza età usci di casa. La giornata era veramente brutta, soprattutto nella valle dove viveva – la valle è circondata dalle montagne, è stretta, le giornate di sole sono corte… Ma quel giorno pioveva pure, non si poteva fare niente contro la natura… Ma qualcosa di colorato attirò la sua attenzione – un palloncino portato dal vento nel suo piccolo cortile. Un palloncino di quelli coi quali di solito giocano i bambini piccoli lliberandoli nel cielo e osservando dove vengono portati dal vento. Federico prese il palloncino. Una giornata così piovosa ti mette in testa pensieri tristi, magari anche nostalgici .. Pensava a chi avesse potuto lanciare quel palloncino con quella pioggia ? I suoi figli erano tutti a casa. La figlia maggiore ormai era già sposata ma non aveva ancora bambini. All’improvviso notò che dentro il palloncino c’era qualcosa di bianco, forse un pezzo di carta…. Per poterlo prendere doveva per forza rompere quel palloncino. Eccolo! Era un tubicino di carta piegato. Lo apri’, era una lettera, scritta sicuramente da un bambino, o da un ragazzo. La lesse e vi trovo la descrizione di una famiglia che abitava a circa 100 km dalla sua valle, sono due ragazzi di 6 e 8 anni, propongono di fare amicizia con chi leggerà la lettera. Federico era un uomo strano, un democratico e di libero pensiero, così dicevano. Fuori pioveva forte e stare nel cortile, sotto la pioggia, non era molto conveniente. Entrando in casa chiamò la moglie Edvige e i figli, che destino, avevano più o meno l’età di quei due ragazzi, e le fece vedere la lettera. Risposero subito invitandoli a casa loro per una vacanza estiva.

    E’ così che nacque l’amicizia tra le due famiglie, una di Novedrate, e una di Santa Croce di Val Chiavenna che dura già da quasi 50 anni.

    Un anno dopo, il 13 maggio 1964 il padre della famiglia di Novedrate è stato investito da un motociclista, tornando da pesca in moto, ed è morto dissanguato in 10 ore, non riprendendo più conoscenza. La moglie è rimasta da sola con 2 bambini di 7 e 9 anni, senza lavoro. Cosi l’amicizia tra le due famiglie è diventata non solo amicizia ma una certa forma di aiuto umano alla famiglia che si è trovata in grande difficoltà.

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  • Parco Giardino Sigurtà – Valeggio sul Mincio, Verona, Italia

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                                                                                                                             La Terra é un solo paese 

                                                                                                                            Siamo onde dello stesso mare

                                                                                                                            Foglie dello stesso Albero

                                                                                                                           Fiori dello stesso Giardino

                                                                                                                                                              Seneca

     DSC_0057a La storia del Parco risale al 1417 quando il patrizio Nicolo’ Gerolamo Contarini costruisce sui terreni in vicinanza del fiume Mincio la villa “Domus Magna”. Nel 1627 la proprietà è passata alla famiglia Guarienti. Nel 1776 la famiglia Maffei ottiene il diritto di attingere acqua dal fiume per scopi irrigui e nel 1792 fa edificare il Castelletto, dando l’origine al modello di giardino paesaggistico in stile “inglese”. Nel 1836 la proprietà passa alla famiglia Nuvoloni. Nel 1941 Carlo Sigurtà, imprenditore farmaceutico milanese, acquista la proprietà, dove nel 1978 apre il Parco Giardino al pubblico. Lo stemma della famiglia Sigurtà contiene l’albero al centro dello stemma, il loro motto era “Laboravi Fidenter”. In 40 anni di lavoro amoroso il conte trasformò le aride colline moreniche della valle del Mincio in un lussuoso Parco che, più tardi, è stato trasformato da Enzo Sigurtà, nipote di Carlo, in un Parco Giardino.

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