Il PARCO REGIONALE del DELTA del FIUME PO

Contenuto:

1.Il Parco del Delta del Po, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO e Riserva della Biosfera

1.1.Valli di Comacchio e Birdwatching

2. FENICOTTERI, simbolo del Parco del Delta del Po

4.1.Danni all’ecosistema e all’economia4.2.La diffusione del Granchio blu4.3.Massiccia proliferazione delle Orate4.4.Il Mediterraneo è diventato più caldo

5. ANGUILLE in Comacchio

    5.1.BIOLOGIA5.2.Cause del declino5.3.Consumo mondiale5.4.Progetto LIFEEL5.5.Ciclo vitale5.6.Mappa magnetica5.7.Allevare le anguille in cattività5.8.Riproduzione artificiale delle anguille in Belarus, 1982

    SUMMARY

    Il Fiume Po, lungo 652 km, è il quinto fiume europeo in termini di lunghezza, preceduto dal Danubio, dal Reno, dal Rodano e dal Dnepr. Attraversa interamente la Pianura Padana e sfocia nel Mare Adriatico, dando vita a un Delta con sei rami.

    Il Delta del Po è da sempre riconosciuto come un territorio fertile di importanza internazionale a causa della sua straordinaria biodiversità.

    Lungo il corso del Fiume Po, sono state istituite 13 Aree Naturali protette, tra cui il Parco Regionale del Delta del Po. Quest’ultimo è diviso in due parti, una situata in Emilia-Romagna, istituita nel 1988 su un’area di circa 54’000 ha, e l’altra in Veneto, istituita nel 1997.

    Nel 1999, il Parco del Delta del Po è stato dichiarato PATRIMONIO dell’UMANITÀ dall’UNESCO.

    Nel 2015, il Parco Regionale Veneto del Delta del Po e una parte del Parco del Delta del Po dell’Emilia-Romagna sono stati riconosciuti come Riserva della BIOSFERA nell’ambito del programma MAB dell’UNESCO (Man and Biosphere).

    Il Parco del Delta del Po rappresenta la Zona Umida più estesa d’Italia e la seconda più vasta d’Europa. All’interno del Parco, troviamo:

    11 Zone Umide di Importanza Internazionale (Convenzione di Ramsar, 1971);

    22 Zone Speciali di Conservazione;

    20 Zone di Protezione Speciale per la conservazione degli uccelli.

    La Flora del Parco comprende circa 1’000 diverse specie.

    Nel Parco sono censite 489 specie di vertebrati, tra cui 370 specie di uccelli. Di queste, 146 nidificano nella zona, mentre altre 151 specie la scelgono come luogo di svernamento. La vasta presenza di uccelli rende il Delta del Po la principale area ornitologica in Italia e una delle più famose in Europa tra gli appassionati di Birdwatching.

    All’interno del Parco sono altresì registrate 61 specie di mammiferi, 16 specie di rettili, 14 specie di anfibi e 60 specie di pesci.

    Le Valli di Comacchio, che coprono una superficie di 15’105 ha, rappresentano un biotopo di notevole importanza all’interno della Zona Umida di interesse internazionale. Questa area fa parte della “Rete NATURA 2000” ed è riconosciuta come Sito di Importanza Comunitaria (SIC), Zona di Protezione Speciale (ZPS) e zona MAB UNESCO. Le Valli di Comacchio ospitano una grande colonia di Fenicotteri rosa, simbolo del Parco del Delta del Po.

    Il Fenicottero rosa è una specie protetta ai sensi della Direttiva Uccelli (79/409/CEE). Il suo incremento demografico è principalmente attribuibile alle rigorose misure di conservazione.

    Secondo il censimento effettuato il 7 dicembre 2021, le Zone Umide del Veneto, dell‘Emilia-Romagna e del Friuli Venezia Giulia ospitano una popolazione complessiva di 31’677 individui di Fenicottero rosa.

    Questi uccelli organizzano ampie colonie riproduttive, che possono raggiungere anche le 20’000 coppie (in India, addirittura fino a 200’000). Sono molto rumorosi, emettendo suoni che assomigliano a grida, simili a tromba, richiami d’oca, borbottii o grugniti, spesso con funzione di minaccia. Come esseri umani, instaurano relazioni in base a “simpatie e antipatie”, sviluppando amicizie stabili e selettive che possono perdurare per decenni. Come esseri umani, evitano anche determinati individui al fine di prevenire conflitti. Nella ricerca di un amico, sia la personalità che la colorazione svolgono un ruolo fondamentale. Come strategia sociale, utilizzano “trucchi”, come esseri umani, ad esempio lisciarsi con il becco per rendere le loro piume rosa più brillanti e quindi più attraenti come amici o compagni.

    Nella stagione degli amori, i Fenicotteri si esibiscono in eleganti parate di corteggiamento. Questi uccelli sono monogami, ma nel corso degli anni possono cambiare compagno, e sono state osservate anche coppie dello stesso sesso.

    Il Fenicottero rosa ha una durata di vita che varia tra i 30 e i 50 anni, ma in cattività possono raggiungere gli 80 anni.

    Queste affascinanti creature sono instancabili volatori e sono capaci di coprire distanze notevoli, arrivando a percorrere fino a 700 km in meno di 24 ore, con una velocità massima di circa 60 km/h. Durante le migrazioni, si radunano in stormi che possono comprendere da 20 a 60 individui. È stato osservato che alcune di queste colonie volano a altitudini comprese tra i 2’000 e i 6’000 m sopra zone aride, mentre sopra l’acqua mantengono un’altitudine di circa 50 m.

    Il Flamingo Atlas Project, coordinato in Italia dall’ISPRA, ha documentato un totale di oltre 5’400’000 km percorsi nel bacino del Mediterraneo, da un totale di 7’481 Fenicotteri inanellati fino al 2009. Questo database ha permesso di registrare spostamenti di alcuni Fenicotteri per distanze cumulative superiori a 9’000 km.

    Il traffico di armi e droga rappresenta uno dei mercati illegali più redditizi, e purtroppo, lo stesso vale per il traffico di Fenicotteri rosa.

    Nel 2021, un reportage dell’autorevole The Guardian ha rivelato che in una regione priva di leggi, situata a circa 35 km dal confine con l’Iran, questi splendidi uccelli vengono venduti a prezzi che oscillano tra i 17 e i 23 euro, sia per decorare i giardini privati, che come fonte di carne.

    Nonostante il Fenicottero rosa non sia considerato a rischio di estinzione, subisce comunque gli effetti negativi del deterioramento del suo habitat, dovuto all’alto livello di inquinamento, all’invadenza umana nelle sue zone, al disturbo antropico arrecato alle colonie e al bracconaggio.

    Conservare il Fenicottero significa assicurare alla specie siti tranquilli per la riproduzione, lo svernamento e l’alimentazione.

    Uno di questi luoghi preziosi è il Parco del Delta del Po.

    All’interno del Delta del Po, è stata sviluppata l’Itticoltura e tra Molluschicoltura la Venericoltura (vongole) e la Mitilicoltura (cozze e ostriche).

    Nella Laguna di Sacca di Goro, situata nel Delta del Po, a partire dagli anni ‘70, viene coltivato il 50-70 % della produzione italiana e il 40 % della produzione europea di Vongole.

    In quest’area e nella Laguna di Sacca degli Scardovari, vengono coltivate anche i Mitili.

    Dal 2015, nella Sacca di Scardovari, si produce l’Ostrica rosa Tarbouriech, conosciuta come Perla del Delta.

    Tuttavia, recentemente, una specie aliena, il Granchio blu Callinectes sapidus, originario delle coste dell’Oceano Atlantico e individuato per la prima volta nel Mar Mediterraneo nel 1949, ha invaso queste Lagune, che rappresentano i principali luoghi di produzione in Italia di Vongole, Cozze e Ostriche. Il Granchio blu è recentemente diffuso su tutta la costa italiana, penetrando nell’entroterra per circa 100 km, ha invaso le coste del Mar Mediterraneo, nonché altre aree marine come il Mar del Nord, il Mar Baltico, il Mar Nero e il Mar Giallo.

    Si tratta di una specie in grado di sopravvivere in un ampio intervallo di temperature, che va da 2-3°C fino a oltre 40°C, e a una salinità compresa tra 2 e 48 ‰. Questo Granchio è altamente resistente a livelli bassi di ossigeno e presenta un tasso di riproduzione estremamente elevato, con la capacità della femmina di deporre fino a 8 milioni di uova.

    Nel Mar Mediterraneo, il Granchio blu ha pochi predatori naturali, il che contribuisce alla sua incontrollata proliferazione.

    Negli ultimi 3 anni, i pescatori di Vongole nella Sacca di Goro hanno osservato l’appetito insaziabile del Granchio blu, il quale consuma praticamente qualsiasi cosa, comprese le sementi di Vongole e Cozze. Si tratta di un predatore onnivoro e aggressivo, che si nutre di qualsiasi preda riesca a catturare, con una particolare predilezione per i gasteropodi e i bivalvi, come Cozze, Vongole, Telline e Ostriche, che rappresentano dal 30 % al 40 % della sua dieta.

    Nel 2023, la proliferazione del Granchio blu nella zona di produzione di molluschi è aumentata del 2’000 %. In altre regioni italiane, una popolazione massiccia di Granchio blu sta causando gravi danni agli allevamenti di Telline, Orate e Spigole.

    Nel sud d’Italia sta emergendo un’altra specie di granchio simile, il Granchio blu africano, noto come Portunus segnis, originario dell’Oceano Indiano.

    Quando l’ecosistema perde il suo equilibrio, ciò comporta un aumento significativo delle specie aliene. Il Mar Mediterraneo sta diventando sempre più caldo, con le specie tropicali che stanno progressivamente soppiantando quelle autoctone.

    Tra le circa 1’700 specie presenti nel Mediterraneo, oltre 1’000 sono considerate non indigene. Negli ultimi anni, nelle reti italiane, si riscontrano sempre meno catture di Rombi, Sogliole, Sardine, Acciughe e Merluzzi, specie che prediligono acque meno calde. Al contrario, si assiste a un aumento delle specie che prosperano in acque calde, come Barracuda e voraci pesci Serra.

    Il riscaldamento delle acque offre nuove opportunità per le specie aliene invasive, tipiche delle acque tropicali, che trovano condizioni ideali per il loro sviluppo.

    Questo è il caso del Granchio blu Callinectes sapidus e del Granchio blu africano, noto come Portunus segnis.

    La Valle di Comacchio è da sempre uno dei principali centri di Anguillicoltura nel Delta del Po. L’Anguilla è stata oggetto di pesca in quest’area da almeno 500 anni ed è diventata un simbolo delle Valli di Comacchio, costituendo il principale alimento tradizionale di questa regione.

    Negli ultimi 40 anni, la popolazione delle Anguille europee ha subito una drastica riduzione del 99 %.

    Nel 2009, l’Anguilla è stata inserita nella Lista Rossa dell’IUCN (“International Union for Conservation of Nature”), come “Critically Endangered”.

    L’Anguilla è a rischio di estinzione a causa di diversi fattori.

    L’inquinamento delle acque provoca il bioaccumulo di sostanze quali PCB, DDT, metalli pesanti, pesticidi e diossina nel grasso delle Anguille, comportando una diminuzione della loro fecondità, deformità nella prole e alterazioni metaboliche.

    È stato dimostrato che i cambiamenti climatici globali stanno indebolendo la Corrente del Golfo, con l’effetto di ridurre la probabilità che i leptocefali, le larve delle Anguille, raggiungano le coste europee.

    Le Anguille, grandi migratori, subiscono le conseguenze della frammentazione degli habitat fluviali, causata da barriere e dighe che interrompono la continuità dei fiumi. Attualmente, in Europa, esistono circa 1,2 milioni di dighe, con una diga ogni 400 m di corso d’acqua.

    Proprio nel Mar dei Sargassi, le correnti oceaniche concentrano una notevole quantità di rifiuti plastici, il cui impatto sull’habitat riproduttivo delle Anguille non è ancora del tutto compreso.

    Le Anguille giovani, trasparenti come il vetro, conosciute come avannotti o ceche, sono le principali vittime della pesca illegale.

    Tutto il consumo mondiale di Anguilla si basa sugli stock naturali.

    L’Anguillicoltura si basa sul prelievo in natura delle Anguille di vetro. Circa tre quarti delle Anguille consumate in Europa provengono da allevamenti, mentre il resto viene pescato in mare. In Europa, sono presenti circa 6’000 allevamenti, mentre in Asia, tra Cina, Thailandia e Giappone, ce ne sono 250’000.

    Il ciclo riproduttivo delle Anguille rimane uno dei più complessi, affascinanti, impegnativi e misteriosi nel regno animale. Il viaggio delle Anguille europee verso il loro luogo di riproduzione nel Mar dei Sargassi copre una distanza fino a 10’000 km. Si pensa che l’accoppiamento avvenga a profondità fino a 1’000 m. Di questa fase del ciclo riproduttivo non si conosce quasi nulla.

    Il modo in cui le Anguille riescano a orientarsi e a seguire la loro rotta lungo la Corrente delle Canarie e la Corrente Nord-Equatoriale fino al Mar dei Sargassi rimane ancora un mistero, ma si ipotizza che siano in grado di percepire il campo magnetico terrestre. L’uso della mappa magnetica è stato dimostrato in molti animali, tra cui uccelli, farfalle, tritoni, aragoste, salmoni e tartarughe marine, ma non nelle Anguille.

    A Comacchio, l’Anguilla è al centro del Progetto LIFEEL, un’importante iniziativa di ricerca internazionale finalizzata a preservare la specie dal rischio di estinzione e a tutelare le popolazioni all’interno del Parco del Delta del Po. Un altro obiettivo chiave di LIFEEL è la riproduzione e l’allevamento delle Anguille in cattività, una sfida finora mai riuscita.

    L’Anguilla è l’unico pesce allevato per il quale non è ancora stato possibile realizzare una riproduzione controllata.

    I ricercatori danesi, francesi, italiani e, ancora nel 1982 gli ittiologi bielorussi, hanno esperimentato di produrre le Anguille in cattività.

    Fino ad ora, gli scienziati sono riusciti a ottenere larve di Anguilla in laboratorio dove sono sopravvissute solo per 1 mese.

    Ricreare l’intero ciclo vitale dell’Anguilla nelle condizioni artificiali, in modo da avviare una produzione industriale, imitando le condizioni del Mar dei Sargassi, dove il pesce si riproduce in natura, rimane ancora una formula enigmatica da risolvere.

    La risoluzione del problema della riproduzione artificiale dell’Anguilla europea è di fondamentale importanza per l’intera Europa.

    Per leggere tutto l’articolo:

    07.11.2023

    Dr.Tatiana Mikhaevitch, Ph.D. in Ecology, Academy of Sciences of Belarus, Member of the Italian Ecological Society (S.IT.E.), Member of the International Bryozoological Society (I.B.A.), Member of the International Society of Doctors for the Environment (I.S.D.E.), info@plumatella.it, tatianamikhaevitch@gmail.com


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